MILANO - Per verificare se le giovani un tempo ospiti fisse ad Arcore, nella residenza dell’allora premier Silvio Berlusconi, abbiano o meno mentito descrivendo le feste a sfondo sessuale come cene eleganti, si riapre l’istruttoria dibattimentale nel processo di secondo grado sul caso ‘Ruby ter’ a carico di 22 imputati. Istruttoria che si concentrerà sulla convocazione in aula di una quarantina di testi per chiarire se si è trattato di falsa testimonianza, reato prescritto ma che è il presupposto della corruzione in atti giudiziari.
A deciderlo è stata la seconda Corte d’appello milanese, presieduta da Maria Rosaria Correra, con una lunghissima ordinanza con cui, se da un lato rinnoverà il dibattimento con tre udienze dedicate ad ascoltare tutte quelle persone e che per le difese non sono sufficienti ed esaurire i temi da valutare, dall’altro ha respinto l’eccezione di competenza territoriale che, altrimenti, avrebbe comportato il trasferimento a Siena del processo. Alla sbarra, tra gli altri, ci sono Karima El Mahroug, la ragazza conosciuta ai tempi come Ruby da poco diventata mamma per la seconda volta e che forse renderà dichiarazioni spontanee alla Corte, il suo ex legale Luca Giuliante e le cosiddette “ex olgettine”.
Con il provvedimento, letto in oltre un’ora, è stata anche rigettata come non rilevante e manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalle difese, per le quali il giudice designato a riaffrontare il caso è quello del primo grado. Ciò in quanto il ricorso presentato contro la sentenza di assoluzione del Tribunale, poi annullata, è stato presentato direttamente in Cassazione. Le altre questioni di legittimità costituzionale legate alla veste giuridica di pubblico ufficiale delle ex ragazze chiamate a raccontare quel che accadeva alle feste a villa San Martino verranno, invece, sciolte all’esito del dibattimento.
Prima della decisione il sostituto pg Luca Poniz e il pm applicato Luca Gaglio hanno ribadito la loro opposizione alle istanze dei legali: hanno un “intento dilatorio” in quanto il procedimento “di primo grado - sono le parole del pm - è stato complesso e articolato” ed è durato sei anni. E poi, ha aggiunto il pg, “non serve scomodare il diritto per dire che un testimone non deve mentire o essere pagato per mentire, bastano i 10 Comandamenti”.
“È stata una decisione che accoglie le istanze istruttorie - ha commentato Paola Boccardi, legale di Karima El Mahroug - perché il processo di primo grado, benché fosse stato molto lungo”, per via di un’ordinanza, aveva visto la “rinuncia dei testi da parte della maggior parte delle difese”.