CANBERRA - La Reserve Bank of Australia (RBA) teme che un rallentamento più marcato del mercato immobiliare possa indebolire l’economia australiana, soprattutto se le modifiche fiscali della finanziaria federale accelerassero il calo della domanda e comprimessero i consumi.
Il verbale dell’ultima riunione sui tassi d’interesse mostra che il consiglio di politica monetaria ha votato all’unanimità per mantenere il costo del denaro al 4,35%. La decisione è giunta dopo tre precedenti aumenti, ritenuti sufficienti per osservare l’evoluzione dello scenario internazionale, in particolare il conflitto in Medio Oriente e l’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran.
Per la Banca centrale, il petrolio resta una variabile determinante. Se i prezzi dell’energia restassero elevati, potrebbero alimentare salari e prezzi, rendendo l’inflazione più difficile da riportare sotto controllo anche dopo un eventuale calo dei carburanti. Anche in caso di tregua stabile, il ripristino delle forniture ai livelli precedenti richiederebbe tempo, mentre la domanda resterebbe alta per ricostituire le scorte esaurite.
Nel verbale, la RBA osserva che il conflitto in Medio Oriente continua a comportare rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita. Ma le preoccupazioni non arrivano solo dall’estero.
Sul fronte interno, il consiglio segnala che una produttività persistentemente debole limita la capacità dell’economia di crescere senza generare nuova inflazione. Allo stesso tempo, il mercato immobiliare si è raffreddato più del previsto, a causa dei tassi elevati e delle modifiche fiscali sugli investitori annunciate nella manovra finanziaria.
Per la RBA, un indebolimento rilevante del mercato immobiliare potrebbe frenare i consumi, aggiungendo un ulteriore peso su un’economia già esposta a energia costosa, salari sotto osservazione e fiducia fragile. Il verbale chiude con una formula più ferma rispetto a maggio: la Banca centrale farà ciò che ritiene necessario per raggiungere bassa inflazione e piena occupazione, anche aumentando ancora i tassi d’interersse se dovesse essere necessario.
Il messaggio appare pensato anche per i mercati. Dopo dati sull’inflazione più morbidi del previsto e un calo dei prezzi del petrolio, la RBA non vuole che gli operatori diano per concluso il ciclo restrittivo.
Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha respinto l’idea che il governo Albanese voglia “far crollare il mercato immobiliare”. Interrogato sulle modifiche a negative gearing e sconto sull’imposta sulle plusvalenze, Chalmers ha detto che l’obiettivo è dare ai primi acquirenti una possibilità più equa, non continuare a fornire sussidi agli investitori che comprano la decima o quindicesima proprietà.
I dati delle aste restano però deboli. Secondo REA Group, il tasso preliminare nazionale di aggiudicazione era intorno al 43,2% la scorsa settimana, ben sotto la media decennale del 65%. Altre rilevazioni indicano un recupero settimanale al 51,5%, ma il dato resta lontano dal 68,7% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente.
Sydney è scesa al 47,3%, il livello più basso dall’aprile 2020, mentre Melbourne è calata al 50,2%, nel peggior fine settimana dai lockdown per la pandemia. Per il settore immobiliare, le modifiche fiscali stanno già colpendo la domanda. Per il governo, il mercato si sta solo riequilibrando. Per la RBA, la distinzione conta meno dell’effetto finale: se la casa arretra troppo, anche l’economia perde puntello.