Ylenia? La sto ancora aspettando”. È questa la frase che racchiude il momento più intenso dell’incontro con Romina Power. A oltre trent’anni dalla scomparsa della figlia a New Orleans, la cantante e attrice continua a coltivare la speranza di poterla riabbracciare. Un dolore che il tempo non ha cancellato e che resta una ferita aperta.
Romina racconta di aver sentito il bisogno di far conoscere il proprio pensiero senza filtri, dopo anni in cui si è sentita spesso tradita dal racconto mediatico. “Molto mi ha ferito il gossip. A volte basta spostare una virgola in un’intervista per cambiare completamente il senso di una frase”.
Ripercorrendo la propria vita, Power sottolinea quanto sia stata determinante la sua identità internazionale, cresciuta tra Stati Uniti, Italia e Messico. Proprio gli anni trascorsi in Centro America hanno avuto un ruolo importante nella sua formazione, mentre guarda con distacco al mondo hollywoodiano.
“Per quanto riguarda Hollywood, meno male che mia madre si è innamorata dell’Italia e se n’è andata da Los Angeles quando avevo otto o nove anni. Credo di essermi salvata così, perché non mi sarei mai sentita a mio agio in quell’ambiente. Non fa per me”.
Se Hollywood rappresenta il mondo che non avrebbe mai sentito suo, l’Italia è diventata invece la sua vera casa.
“L’Italia mi ha dato tutto: un marito, i miei figli e un posto dove sentirmi a casa. Dico sempre che non mi sono solo sposata in Puglia, ma ho sposato proprio la Puglia”. Dopo alcuni anni trascorsi nuovamente negli Stati Uniti, il richiamo dell’Italia è stato troppo forte. “Non ce l’ho fatta a stare lontana e sono tornata”.
Accanto alla musica, Romina continua a coltivare la pittura, una passione che l’accompagna fin da giovanissima. Dipinge prevalentemente a olio e ha sviluppato uno stile molto personale, scegliendo quasi sempre di rappresentare le persone di spalle. “Mia madre era una bravissima ritrattista. Per differenziarmi da lei ho scelto di dipingere i miei soggetti di spalle. Mi piace cogliere le persone nel loro momento naturale, senza che si mettano in posa”. La stessa passione ha cercato di trasmetterla ai figli sin da piccoli, lasciando colori e pennelli sempre a disposizione. “Li facevo dipingere fin da quando frequentavano le elementari. Credo sia un modo bellissimo per esprimersi e per portare colore nelle nostre case”.
Parlando del proprio percorso umano e professionale, Power rivendica con semplicità il fatto di non aver seguito un percorso scolastico tradizionale. “Sono la dimostrazione che si può avere successo credendo profondamente in quello che si fa anche senza una laurea. Il cinema mi ha rapita quando avevo 13 anni e da allora la mia vita ha preso quella strada”.
Guardando alla sua carriera cinematografica, ammette di aver cambiato prospettiva con il passare degli anni. I film musicali interpretati insieme ad Al Bano, inizialmente considerati lavori minori, oggi li osserva con occhi diversi. “All’epoca pensavo fossero soltanto una fase di passaggio. Credevo che avrei fatto un altro tipo di cinema. Invece oggi li riguardo con affetto perché raccontano un’Italia serena, piena di entusiasmo. Col tempo sono stati rivalutati e credo rappresentino una testimonianza preziosa di quegli anni”.
Anche la musica continua a regalarle soddisfazioni inattese. Parlando di Felicità, il brano che insieme ad Al Bano ha fatto il giro del mondo, ne attribuisce il successo proprio alla sua immediatezza. “Felicità è una specie di miracolo. Probabilmente piace perché è semplice e le cose semplici sono quelle che restano più facilmente nel cuore delle persone”.
Molto diverso è invece il suo rapporto con le competizioni musicali. “Ho sempre vissuto le gare con grande disagio. Non ho mai concepito la musica come una competizione in cui bisogna assegnare voti. Per me la musica dovrebbe unire gli artisti, non dividerli”. Lo stesso principio guida anche il suo modo di guardare ai talent e ai programmi televisivi basati sul giudizio. Racconta di aver rifiutato più volte proposte che prevedevano valutazioni sui concorrenti. “Mi avevano chiesto anche di fare la giudice in un programma, ma davo il massimo dei voti a tutti. Chi sono io per criticare o bocciare un’altra persona? Non mi appartiene”. Per la stessa ragione continua a dire no anche alle trasmissioni che richiedono mesi di preparazione e spirito competitivo. Pur amando il ballo, preferisce viverlo come un piacere personale e non come una sfida.
Sul rapporto con Al Bano, oggi il clima è molto diverso rispetto agli anni più difficili. “Per quest’anno abbiamo ancora alcuni concerti insieme. Per il futuro vedremo. Oggi lavorare sul palco funziona benissimo: andiamo d’accordo anche perché lo spettacolo dura solo due ore e non c’è il tempo di litigare”.
Il legame con i figli resta invece il centro della sua vita. “Se dovessi pensare all’incontro più importante della mia esistenza, direi quello con i miei figli. Io li ascolto molto e continuo a imparare da loro, soprattutto la pazienza”.
Quando le viene chiesto se abbia qualche rimpianto professionale, la risposta sorprende: “Se rinascessi studierei regia. Fare l’attrice significa spesso aspettare e dipendere dalle decisioni degli altri. La regia ti permette di avere molta più libertà creativa”.
Alla ragazzina 13enne che sognava il grande cinema direbbe di ridimensionare alcune aspettative, ma senza perdere l’entusiasmo. “Oggi mi sento libera e ho ritrovato quella ragazzina dentro di me. Continuo a realizzare i miei sogni uno dopo l’altro”.
L’ultimo pensiero è inevitabilmente dedicato a Ylenia, la figlia scomparsa nel 1994. “Su questa vicenda sono state dette mille cose. Io continuo ad avere la profonda convinzione che lei sia da qualche parte nel mondo. Vorrei soltanto che si sapesse che sua madre la sta ancora aspettando”.