CARACAS - A cinque giorni dal doppio, devastante sisma che ha messo in ginocchio il Venezuela, il bilancio delle vittime continua ad aggravarsi drammaticamente. I morti accertati sono almeno 1.719, ma si teme una strage di proporzioni ben superiori: secondo le Nazioni Unite, circa 50.000 persone risultano ancora disperse. 

L’epicentro del disastro è lo Stato costiero di La Guaira, a circa 40 chilometri da Caracas, letteralmente sommerso da 1,2 milioni di tonnellate di macerie. Qui, la realtà ha i contorni del dramma: centinaia di corpi sono stipati in obitori improvvisati all’interno dei magazzini portuali, mentre i droni restituiscono immagini spettrali di interi quartieri rasi al suolo, dove persino le lussuose residenze con piscina sono crollate come castelli di carte. 

A dare una misura scientifica della devastazione è un rapporto preliminare dei ricercatori Corey Scher e Jamon Van Den Hoek (Università dell’Oregon), basato sui dati radar del satellite Sentinel-1 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e coordinato dalla NASA. Secondo le rilevazioni satellitari, i due terremoti avrebbero distrutto o danneggiato circa 58.870 edifici. Gli esperti precisano che si tratta di una “valutazione rapida e preliminare” che riflette “bruschi cambiamenti superficiali coerenti con danni”, ma specificano che i dati non sono ancora stati convalidati sul campo e vanno considerati come un indicatore. 

Queste stime contrastano nettamente con i numeri ufficiali forniti lunedì dal presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana, Jorge Rodriguez, secondo cui gli edifici danneggiati da mercoledì a oggi sarebbero 855, di cui 189 crollati. 

In questo scenario apocalittico, gli Stati Uniti hanno accelerato le operazioni di soccorso. Ieri, il contingente militare statunitense (che ha schierato 130 Marines per il ripristino delle infrastrutture chiave) ha annunciato la riapertura strategica del porto di La Guaira, snodo fondamentale per l’afflusso degli aiuti umanitari. Nelle acque della città costiera è già ancorata la USS Fort Lauderdale, una imponente nave anfibia per il trasporto di truppe e materiali, simbolo dello sforzo logistico in corso. 

Il dramma tocca da vicino anche l’Italia. Tra i corpi identificati a La Guaira c’è un intero nucleo familiare originario del Salernitano: si tratta di Gennaro Garofalo, della moglie e dei loro tre figli. Secondo fonti vicine alla famiglia, le cinque vittime non sarebbero ancora state conteggiate negli 11 decessi italiani già confermati ufficialmente dalla Farnesina nei giorni scorsi. 

Nonostante l’emergenza nazionale, la tensione politica nel Paese resta altissima. Da Panama, la leader dell’opposizione Maria Corina Machado ha espresso la volontà di rientrare immediatamente per dare il proprio contributo, lanciando però dure accuse al palazzo presidenziale.  

Di fronte alla tragedia, Machado ha dichiarato: “Sono pronta a fare tutto il necessario per tornare in Venezuela e unirmi agli sforzi di soccorso”, denunciando, però l’attuale governo venezuelano, accusando di impedirle il ritorno in patria e contestando duramente la gestione dei soccorsi, in particolare il modo in cui l’esecutivo sta cercando di “incoraggiare e coordinare gli sforzi dei cittadini durante l’emergenza”.