MOSCA - Notte di fuoco nei cieli della Russia, teatro di una delle più massicce ondate di attacchi aerei dall’inizio del conflitto.
Il ministero della Difesa di Mosca ha annunciato che i sistemi di difesa aerea “hanno intercettato e distrutto 419 veicoli aerei senza pilota ad ala fissa ucraini”, nel corso di un’operazione che ha interessato ben 18 regioni russe e la penisola annessa della Crimea.
La nota, diffusa dal comando militare russo sul canale ufficiale MAX (il sistema di messaggistica nazionale), conferma la netta intensificazione della campagna di Kiev. Negli ultimi mesi, l’esercito ucraino ha moltiplicato gli attacchi con droni a lungo raggio per colpire strategicamente le infrastrutture energetiche nemiche, puntando a logorare i profitti del petrolio con cui il Cremlino finanzia il proprio sforzo bellico.
Delle centinaia di droni intercettati, ben 65 erano diretti verso la capitale. Il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, ha riferito che all’interno dei confini metropolitani non si sono registrati danni o vittime. Il bilancio è invece tragico nella provincia circostante: il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, ha annunciato che un ragazzino ha perso la vita a causa dell’incendio di un’abitazione a Yegorivesk (a sud-est della metropoli), centrata dai detriti di un velivolo abbattuto. Nella stessa area, altre tre persone sono rimaste ferite.
La pioggia di droni ha colpito duramente anche il resto del Paese. Nella regione di Kaluga, a circa 200 chilometri a sud della capitale, il governatore Vladislav Shapsha ha segnalato l’abbattimento di 13 droni. Più a sud, nella regione di Rostov sul Don, il governatore Yuri Slusar ha riferito del neutralizzamento di oltre 60 droni ucraini, precisando che in questo distretto l’attacco non ha causato vittime né danni materiali.
Nonostante gli alti tassi di abbattimento dichiarati da Mosca, gli effetti della strategia ucraina contro il settore energetico russo stanno presentando il conto.
Le incursioni delle ultime settimane contro le raffinerie hanno provocato una seria carenza di benzina, costringendo persino i polmoni petroliferi del Paese a correre ai ripari. Anche il Tatarstan e il distretto autonomo siberiano di Khanty-Mansiysk (tra le maggiori regioni produttrici di greggio della Russia) sono stati costretti ad aderire alle restrizioni sulla vendita di carburante.
La situazione è drammatica nella ricca provincia petrolifera di Irkutsk, dove l’agenzia di stampa indipendente russa Meduza ha documentato file chilometriche ai distributori, con gli automobilisti costretti ad attendere in coda fino a 18 ore per fare rifornimento. I razionamenti e le restrizioni alle pompe di benzina rimangono tassativamente in vigore anche a Mosca e in tutta la sua regione amministrativa.
Un altro grave episodio ha insanguinato i territori occupati del Donbass, dove la Protezione Civile russa è stata presa di mira con la micidiale tattica del “double tap” (un secondo attacco ravvicinato sullo stesso obiettivo). “Un dipendente del Ministero russo per le Situazioni di Emergenza è stato ucciso e altri tre sono rimasti feriti in seguito di un attacco di droni a Donetsk”, si legge nel comunicato ufficiale rilasciato dalle autorità.
“I droni hanno effettuato ripetutamente diversi attacchi” mentre erano in corso le operazioni per spegnere un incendio scoppiato per un precedente attacco “di conseguenza, quattro dipendenti della Protezione Civile sono rimasti feriti e sono stati ricoverati in ospedale. Il comandante dell’unità è morto per le ferite”, conclude il comunicato.