LONDRA – Una svolta storica per le forze armate del Regno Unito, lanciata nel momento politico più drammatico per il suo leader. Il primo ministro uscente Keir Starmer (che dovrebbe lasciare l’incarico il mese prossimo, dopo aver perso il sostegno dei parlamentari laburisti) ha presentato un monumentale piano decennale di investimenti militari.

La Gran Bretagna spenderà quasi 300 miliardi di sterline (298 miliardi, per l’esattezza) nei prossimi quattro anni per ammodernare l’esercito, con una priorità assoluta: l’acquisto massiccio di droni e sistemi autonomi per scoraggiare le minacce di Russia e Iran.

Presentando il piano presso un’azienda del settore, Starmer ha blindato l’accordo prima del suo imminente addio, giustificandolo come un’iniziativa vitale per la sicurezza e l’economia, capace di creare 60mila posti di lavoro.

Una linea condivisa anche da Andy Burnham, probabile prossimo premier, che da Manchester ha confermato come in futuro gli appalti pubblici si baseranno sul “supporto ai nostri fornitori britannici affinché diventino più stabili e competitivi”, principio che “si applicherà pienamente al piano di investimenti per la difesa”.

L’annuncio arriva dopo settimane di altissima tensione politica ed economica a Londra. Le controversie sulla necessità di colmare un pesante deficit di finanziamento da 18 miliardi di sterline avevano infatti portato alle dimissioni del Segretario alla Difesa, John Healey, sollevando forti dubbi sul rispetto degli impegni britannici in seno alla Nato (sebbene il capo dell’Alleanza abbia rassicurato il Guardian sulla piena affidabilità di Londra).

A sbloccare lo stallo è stato il successore di Healey, Dan Jarvis. Fonti governative hanno rivelato che Jarvis è riuscito a convincere la Cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, a concedere al ministero una somma superiore ai 13,5 miliardi inizialmente stanziati, riducendo il buco di bilancio a soli 3 miliardi.

Questo extra-budget ha permesso a Jarvis di elevare i fondi destinati ai droni dai 4 miliardi inizialmente previsti a ben 5 miliardi di sterline nei prossimi quattro anni.

I numeri del piano certificano un cambio di rotta senza precedenti. La spesa annua per la difesa passerà dai 54 miliardi di sterline dell’ultimo governo conservatore a quasi 80 miliardi entro il 2029, segnando un aumento reale del 27%.

In termini di Pil, Londra passerà dal 2,3% del 2024 al 2,7%, con una traiettoria verso il 3% nella prossima legislatura e l’obiettivo finale del 3,5% entro il 2035 (Healey avrebbe voluto il 3% già entro il 2030, ma Starmer ha optato per un iniziale e più prudente 2,68%).

Includendo gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche, il livello complessivo salirà al 4,2% del Pil. Sebbene la cifra rimanga al di sotto dell’obiettivo formale Nato del 5%, per Starmer è sufficiente a segnare “un enorme cambiamento storico” per il Paese.

Per finanziare la svolta, il premier ha tagliato o rinviato altri progetti civili su strade ed energia, respingendo l’idea di emettere bond dedicati, definiti “debito con un altro nome”, e avvertendo che “non ci sono risposte facili”.

Sul fronte navale, la Royal Navy avvierà la costruzione di sei innovative fregate “ibride” per la difesa aerea. Queste navi da combattimento comune saranno in grado di coordinarsi autonomamente con droni aerei, navali e sottomarini. Destinate a sostituire gli attuali cacciatorpediniere Type 45 a metà degli anni 2030, le fregate diventeranno lo scudo aereo marittimo della Gran Bretagna.

L’obiettivo strategico del piano è rendere le forze armate britanniche “pronte a combattere” e capaci di affrontare una minaccia militare russa entro il 2030. Sfruttando le lezioni tattiche apprese dal conflitto in Ucraina, Starmer ha promesso che l’esercito diventerà “dieci volte più letale”.

I droni d’attacco opereranno fianco a fianco con gli elicotteri Apache, supportati da nuovi velivoli da sorveglianza e da un ampio stock di sistemi droni low-cost a impiego singolo. Parallelamente, i caccia Typhoon della Raf voleranno assistiti da “gregari” robotici autonomi, mentre la Marina impiegherà mezzi di superficie e subacquei senza equipaggio. Tra questi spiccano i motoscafi militari invisibili prodotti dalla Kraken Technology di Fareham, destinati ai commando dei Royal Marines; fonti militari hanno accennato che, in caso di una pace duratura tra Stati Uniti e Iran, tali droni sottomarini e di superficie verranno dispiegati in una missione di monitoraggio nello Stretto di Hormuz.

Di fronte al deterioramento dell’ordine mondiale – tra minacce geopolitiche di Mosca, campagne di disinformazione, sabotaggi e rischi per i cavi sottomarini – Starmer ha concluso il suo mandato rivendicando la postura internazionale della Gran Bretagna: “Il modo migliore per evitare la guerra è prepararsi. Il Regno Unito non intende chiudersi in sé stesso, ma stare in piedi nei momenti di crisi”.

All’annuncio del piano, i mercati finanziari hanno reagito con entusiasmo, facendo registrare forti rialzi per i principali titoli britannici della difesa, tra cui Bae Systems, Qinetiq, Rolls-Royce, Babcock e Chemring.