MADRID - A Ceuta cresce l’allarme per le centinaia di minori migranti rimasti privi di un riparo sicuro a seguito degli ingressi di massa registrati tra il 30 e il 31 luglio.
Secondo le stime diffuse dall’organizzazione umanitaria Save the Children, sulla base delle informazioni raccolte da associazioni sociali e territoriali, circa 4.000 bambini e adolescenti non accompagnati si troverebbero attualmente al di fuori del sistema di accoglienza, in attesa di essere identificati, localizzati e collocati in strutture adeguate. Si aggiungono ai circa 1.500 già presi in carico dalle istituzioni.
“Circa 1.500 bambini e adolescenti sono attualmente all’interno del sistema di protezione, mentre diverse organizzazioni sociali e di comunità stimano che circa altri 4.000 bambini rimangano al di fuori del sistema, in attesa di identificazione, localizzazione e collocamento in strutture sicure”, ha dichiarato l’Ong.
Un team di operatori inviato sul posto sta valutando le esigenze dei giovani che vivono per strada, tra i quali figurano anche ragazzi al di sotto dei 16 anni e soggetti ad alto rischio provenienti da Paesi in guerra. Con il passare dei giorni, l’assenza di tutele aumenta l’esposizione a gravi pericoli.
“Essere privi di protezione e vivere in spazi non sicuri può aumentare la loro esposizione a violenza sessuale, sfruttamento, tratta e reclutamento da parte di reti criminali”, rimarca l’organizzazione.
Particolarmente critica appare anche la situazione nei centri di emergenza, come i magazzini di Tarajal, caratterizzati da condizioni estremamente precarie. Qui diverse famiglie con neonati e madri sole incontrano enormi difficoltà nel reperire beni essenziali, come pannolini, cibo e prodotti igienici.
“Vediamo ragazze e ragazzi che dovrebbero essere protetti dal sistema di tutela dei minori, eppure continuano a trascorrere le notti per strada. Ogni giorno che trascorrono in questa situazione aumenta la loro esposizione a diverse forme di violenza e, nel caso delle ragazze, inclusa la violenza sessuale, lo sfruttamento e la tratta. Non possiamo più aspettare per metterli in salvo”, ha dichiarato Jennifer Zuppiroli, specialista in migrazione di Save the Children.
La stessa Zuppiroli ha poi ribadito: “Un’emergenza non può significare che un neonato debba trascorrere giorni in queste condizioni. Cibo, igiene, assistenza sanitaria e uno spazio sicuro devono essere garantiti a tutti i bambini”.
In assenza di risorse adeguate, il tessuto associativo locale e i gruppi di quartiere stanno cercando di colmare le lacune allestendo rifugi temporanei, distribuendo beni di prima necessità e provando a mappare i minori non censiti. Pur apprezzando questo sforzo, l’Ong evidenzia come la solidarietà cittadina non possa sostituirsi a una risposta istituzionale coordinata e stabile.
Save the Children sollecita quindi le amministrazioni a individuare urgentemente tutti gli spazi cittadini riconvertibili in alloggi d’emergenza e a stanziare i fondi necessari per potenziare le strutture di accoglienza. Contestualmente, si chiede di velocizzare il trasferimento dei minori verso altre comunità autonome, dando priorità alle situazioni di maggiore vulnerabilità.
“La priorità ora deve essere quella di togliere i bambini dalla strada. Dobbiamo identificare quelli a maggior rischio, offrire loro un alloggio sicuro e specializzato e accelerare i trasferimenti con tutte le necessarie garanzie”, ha insistito Zuppiroli.
Tra i migranti giunti nell’enclave figurano anche diversi minori in fuga da conflitti armati che necessitano di protezione internazionale. È il caso di Omar (nome di fantasia), un adolescente sudanese arrivato a Ceuta dopo un lungo e pericoloso viaggio di un anno e mezzo attraverso Ciad, Libia, Algeria e Marocco
Come evidenziato da Save the Children, la sua vicenda “riflette la complessità dei viaggi intrapresi da alcuni bambini e adolescenti che arrivano in Spagna e la necessità che ogni caso venga ascoltato e valutato individualmente, soprattutto quando vi sono indicazioni che potrebbero aver bisogno di protezione internazionale a causa delle circostanze nel loro Paese d’origine”.