MILANO - Dopo lo scambio di embrioni al San Raffaele scoperto il 23 luglio scorso, i vertici della Sanità pubblica spingono perché nei centri di procreazione medicalmente assistita venga introdotto un sistema anti-errore.
“Si raccomanda di acquisire il sistema di testimonianza elettronica, considerati i volumi di attività del Centro”, è l’indicazione recapitata all’ospedale dagli ispettori del Centro nazionale trapianti e dell’Agenzia di tutela della salute al termine dei controlli, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera.
A Milano il sistema sarebbe presente soltanto in quattro centri: Mangiagalli, San Paolo, Igea e clinica La Madonnina. Si tratta del RI Witness, una tecnologia sul mercato dal 2007 e installata in oltre trecento strutture nel mondo, ma non obbligatoria in Italia. La sua adozione dipende quindi dalla scelta dei singoli centri.
Al San Raffaele l’acquisto del sistema aveva ricevuto un’“approvazione informale” il 21 luglio, due giorni prima dell’errore ricostruito dagli accertamenti di Ats e Centro nazionale trapianti.
Secondo le conclusioni degli ispettori, “non risulta possibile attribuire l’evento a un’unica condotta o a un singolo passaggio omesso”, e la ricostruzione, dunque, non individua un solo errore o una sola responsabilità nella catena procedurale.
Enrico Papaleo, responsabile del Centro di Medicina della riproduzione del San Raffaele, al Corriere della Sera parla di una procedura “che ha funzionato per migliaia di transfer”, fino allo scambio emerso nei giorni scorsi che riapre il tema delle garanzie tecniche nei percorsi di procreazione medicalmente assistita.