Ministro del Tesoro sulla difensiva, che non vive un momento politico particolarmente felice dovuto anche al malessere che circola nella sua stessa squadra su come sono stati portati avanti alcuni cambiamenti di rotta, con consultazioni minime sia interne che esterne. Chalmers, insolitamente meno sicuro di sé, che ha soli pochi giorni di tempo per prepararsi ad una nuova pioggia di critiche se, come appare sempre più probabile, martedì prossimo arriverà il quinto ritocco dei tassi d’interesse in questo disastroso, per il governo e per la maggior parte degli australiani, 2026.

Con il primo ministro che la prossima settimana inizierà la sua serie di impegni internazionali partecipando al vertice dei capi di governo dei Paesi del Commonwealth a Saint John’s, capitale dello Stato caraibico Antigua e Barbuda, sarà il responsabile del Tesoro a dover spiegare un eventuale nuovo rialzo del costo del denaro (secondo gli osservatori le possibilità, dopo gli ultimi dati sull’inflazione, sono salite al 75%) -  che è stato definito un “aggressivo sadismo economico” dal segretario nazionale del sindacato dei servizi sanitari, Dustin Halse -, e la determinazione della RBA, secondo quanto dichiarato dal leader dei verdi David Shoebridge,  di ‘continuare a punire coloro che sono le vittime dell’alto costo della vita non i responsabili del problema’. 


Ed è in questo clima di grande incertezza e generale insicurezza che lo stesso Shoebridge, ieri, nel suo intervento al Circolo nazionale della stampa, ha proposto una riforma fiscale del valore di 22 miliardi di dollari per portare la soglia di entrate esentasse dagli attuali 18.200 dollari a 26mila dollari l’anno, una correzione che dovrebbe essere finanziata, secondo il senatore verde, da un aumento del carico tributario sulle aziende che operano nel settore dei combustibili fossili: un incremento che renderebbe possibile anche un aumento di mille dollari l’anno delle pensioni e dei sussidi sociali in generale.


Nel vortice delle riforme auspicate per cercare di far ripartire il Paese e consolidare le entrate, dibattito aperto sui suggerimenti di due ex parlamentari di primissimo piano della Coalizione, che rimangono nell’orbita politica nazionale, nonostante al momento impegnati su altri fronti: sia l’ex ministro delle Finanze (ora segretario dell’OCSE o OECD, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) Mathias Cormann, che l’ex ministro del Tesoro, Josh Frydenberg (che sembra stia considerando un possibile rientro in campo, analizzando il livello di difficoltà per riconquistare il seggio di Kooyong conquistato, nel 2022, dalla teal Monique Ryan), hanno infatti proposto una revisione della GST. Più facile, evidentemente, parlarne quando non ci sono rischi diretti, dato che né l’uno né l’altro hanno mai ventilato una simile ipotesi quando erano nella sala-comando per ciò che riguarda l’aspetto economico-finanziario del Paese. 


Il primo, a suo tempo, ha perfino complicato il cambiamento che ora suggerisce, regalando, per scopi elettorali, al Western Australia un bonus-GST che, come tutti i ‘diritti acquisiti’, sarebbe ora estremamente difficile da togliere. Una maggiorazione blindata delle entrate che ha reso meno equilibrato il sistema di raccolta e distribuzione delle entrate stesse, con continui brontolii degli altri Stati. Modificare l’imposta sul valore aggiunto è comunque complicato in partenza in quanto, per legge, qualsiasi modifica richiederebbe il sì di ogni singolo Stato e Territorio e, alla fine, non cambierebbe molto per ciò che riguarda le casse federali dato che le entrate extra generate da un’imposta più pesante finirebbero comunque, secondo la formula varata dal governo Howard, nei budget statali. A carico di Canberra, invece, possibili sussidi, a breve o lunga scadenza, per permettere alle fasce più deboli della popolazione di assorbire i rincari legati ad un’ipotetica variazione della tassa sui beni e servizi.


Poco popolari ed estremamente complessi anche possibili aggiustamenti della tassa per ciò che riguarda le voci attualmente esenti dall’imposta, come i generi alimentari e non tutti, ma buona parte, dei servizi nei campi della sanità e dell’istruzione.   
Non ci siamo anche sui tempi della proposta: parlare di incrementi della GST, o di allargamento della rete di raccolta, in un momento in cui il nemico numero uno del Paese e del governo è l’inflazione, è abbastanza assurdo e né il governo né l’opposizione hanno la minima intenzione di lasciarsi coinvolgere in un progetto completamente ignorato anche da One Nation.
Archiviato ancora prima di cominciare quindi il dibattito sulla GST, mentre la realtà di un’inflazione che non demorde, mantiene i riflettori puntati sull’ostinazione di Chalmers a non voler ammettere che la riduzione della spesa rimane una priorità e che quanto si sta facendo in merito, come osservato anche da alcuni colleghi di partito, non basta. Il ministro del Tesoro, alla vigilia dei nuovi dati sull’inflazione, ha difeso in Parlamento il suo operato, puntando il dito sulle responsabilità della domanda privata che continua a crescere e vanificare - a suo dire - gli sforzi del governo per ciò che riguarda i risparmi (180 miliardi di dollari da quando i laburisti sono al timone del Paese, ha fatto rilevare la responsabile delle Finanze, Katy Gallagher), comunque ancora superiori alle spese.


Lo ha indicato la RBA con le sue previsioni (che fanno temere il peggio sul fronte degli interessi), nell’anno fino a dicembre, su una domanda pubblica che aumenterà del 3,2% e un crescita economica che registrerà, invece, una crescita solo dell’1,4%, senza alcuna speranza quindi di un raffreddamento sul fronte dei prezzi. Segnali che hanno indotto alcuni economisti a parlare del pericolo stagflazione, ovvero di una situazione economica particolarmente difficile in cui l’inflazione rimane elevata mentre la crescita è debole. Non ci siamo ancora, ma la direzione è quella. Ieri l’Ufficio centrale di statistica è andato un tantino oltre alle previsioni, annunciando un’inflazione di fondo del 3,7% su base annua (4,3% quella complessiva), con un aumento trimestrale dei prezzi pari all’uno per cento (era previsto lo 0,7%).  


Luke Yeaman, capo economista della Commonwealth Bank, ha subito sottolineato che la spesa pubblica rimane un componente molto negativa e resta elevata a tutti i livelli: governo federale, governi statali e amministrazioni locali, mentre Bullock, in previsione del nuovo giro di vite che potrebbe arrivare martedì prossimo sugli interessi (solo qualche spiraglio ormai per una pausa in attesa dei nuovi dati di dicembre), ha ribadito la scarsa collaborazione del governo in una battaglia che durerà più del previsto.