MELBOURNE - Una visita istituzionale in Australia, quella del sottosegretario di Stato al ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Massimo Dell’Utri, con il dichiarato intento di rafforzare il dialogo politico e le relazioni economiche e culturali tra i due Paesi. Dopo aver partecipato all’evento conclusivo della mostra Rome: Empire, Power, People al Melbourne Museum, il sottosegretario Dell’Utri, accompagnato dall’ambasciatore d’Italia a Canberra, Nicola Lener e dalla console generale a Melbourne Chiara Mauri, ha incontrato rappresentanti istituzionali della comunità italiana tra cui membri del direttivo e del management del Co.As.It. di Melbourne.
Proprio nella sede del Co.As.It. il sottosegretario Dell’Utri ci ha concesso l’opportunità di un’intervista dove sono state affrontate anche tematiche molto sentite dagli italiani all’estero.
Dell’Utri ha sottolineato il ruolo del Co.As.It. nella conservazione e nella trasmissione dell’identità italiana, soprattutto attraverso la valorizzazione della lingua. “La conoscenza della lingua italiana significa, direttamente o indirettamente, la conoscenza della nostra cultura, della nostra formazione, del nostro modo di essere”.
Sul versante delle relazioni economiche, il Sottosegretario ha richiamato l’evoluzione delle competenze della Farnesina, sempre più orientata a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese e a favorire nuove collaborazioni industriali. In questo quadro si inserisce il rafforzamento del cosiddetto Sistema Italia, attraverso il coordinamento degli strumenti di sostegno alle imprese, dall’ICE a SACE, da SIMEST a Cassa Depositi e Prestiti, fino alla rete delle Camere di Commercio. Un modello che, secondo Dell’Utri, consente alle aziende italiane di consolidare la propria presenza sui mercati internazionali.
Ma è soprattutto sul terreno della rappresentanza politica e della cittadinanza che il sottosegretario Dell’Utri ha provato a rispondere alle questioni più controverse degli ultimi anni per gli italiani all’estero. La recente riforma elettorale, con le modifiche alla suddivisione territoriale della Circoscrizione Estero, e le restrizioni introdotte nel 2025 al riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza hanno infatti sollevato interrogativi sul rapporto tra l’Italia e le comunità italiane nel mondo.
Alla domanda su come conciliare la dichiarata volontà del governo di rafforzare i rapporti con l’Australia con una potenziale riduzione della rappresentanza parlamentare su base territoriale, Dell’Utri ha innanzitutto precisato che si tratta di iniziative legislative di origine parlamentare e non governativa. Una distinzione che, tuttavia, non ha voluto utilizzare per sottrarsi alla questione.
“Io credo, e ne sono assolutamente convinto, che al di là di quella che è la rappresentanza parlamentare, in realtà il rapporto si possa sempre mantenere a prescindere dalla rappresentanza parlamentare. Il legislatore ha fatto una scelta che è quella di considerare la quantità numerica delle comunità italiane ma, ripeto, non trovo che questo sia una forma di limitazione [della rappresentanza]”, ha affermato il sottosegretario Dell’Utri.
Il Sottosegretario ha richiamato anche l’esistenza di altre forme di rappresentanza, a cominciare dai Com.It.Es., ricordando le elezioni per il loro rinnovo, con il 4 dicembre 2026 fissato come termine ultimo per la ricezione delle schede elettorali da parte degli uffici consolari.
Le risposte del sottosegretario Dell’Utri, tuttavia, non sembrano sciogliere del tutto le contraddizioni di queste scelte.
La possibilità di mantenere un dialogo con le istituzioni italiane, richiamata dal sottosegretario Dell’Utri, non può infatti essere considerata equivalente all’esercizio della rappresentanza parlamentare, che costituisce una delle espressioni fondamentali della partecipazione democratica. Né il ruolo dei Com.It.Es., organismi essenziali nel rapporto tra le comunità e la rete diplomatico-consolare, può essere assimilato a quello dei parlamentari, ai quali spettano funzioni legislative e di indirizzo politico.
Anche sulla riforma della cittadinanza, Dell’Utri ha illustrato le ragioni alla base delle nuove disposizioni: “Si è preferito privilegiare il momento dell’effettiva vicinanza all’Italia e riconoscere la cittadinanza a quelli che sono italiani e si sentono particolarmente vicini all’Italia”.
Analoghe considerazioni riguardano questo passaggio con tanti interrogativi ancora aperti su come conciliare la valorizzazione delle comunità italiane all’estero, considerate una risorsa culturale, economica e diplomatica per l’Italia, con interventi legislativi che hanno ristretto alcune delle forme attraverso cui il loro legame con l’Italia trova riconoscimento politico e istituzionale.