SANTIAGO DEL CILE – Il sindacato dei supervisori e del personale di staff di Escondida – la più grande miniera di rame del mondo, situata nel nord del Cile – inizia oggi uno sciopero a partire dal primo turno di lavoro.

Lo ha annunciato l’organizzazione in un comunicato diffuso su X, nel quale ha attribuito all’azienda la responsabilità della rottura delle trattative.

Secondo il testo, la società, controllata dall’australiana Bhp, “ha deciso di non rispondere e ha interrotto i tavoli negoziali, chiudendo la mediazione obbligatoria senza un accordo”. Il sindacato sostiene di aver presentato lunedì una proposta complessiva che recepiva il 90% delle proposte dell’azienda, insieme alle proprie rivendicazioni principali.

Stando al comunicato, nonostante gli sforzi della Direzione del Lavoro cilena, la società mineraria si è rifiutata di proseguire il dialogo e ha preteso che il sindacato rinunciasse alle proprie richieste e accettasse una “proposta insufficiente”.

Tra i punti rimasti esclusi, il sindacato elenca un aumento salariale, un premio di produzione mensile, una valutazione oggettiva delle prestazioni e benefici economici alla conclusione della trattativa in linea con quelli di mercato.

I lavoratori denunciano inoltre che l’azienda ha insistito per trasmettere dati biometrici privati a soggetti terzi estranei al rapporto di lavoro, limitare alcuni benefici a determinati dipendenti e sostituire i lavoratori in sciopero di altri sindacati.

“La responsabilità di questo sciopero ricade esclusivamente sull’azienda e sulla sua commissione negoziale, che durante tutta la trattativa ha costantemente preferito interrompere il dialogo, imponendo condizioni e senza lasciare alcuno spazio alla discussione”, conclude il testo.

Il comunicato sindacale dei supervisori di Escondida pubblicato su X.

Da parte sua, Escondida ha comunicato in un bollettino interno, citato dal quotidiano economico cileno Diario Financiero, che la sua offerta finale sarebbe rimasta valida fino alla mezzanotte di martedì e che “la dirigenza sindacale ha la facoltà legale di accettare l’offerta fino a quell’ora”.

La società ha sostenuto, secondo il sito Emol, che la sua proposta comprende miglioramenti delle retribuzioni, dei premi e delle indennità, sottolineando che i supervisori di Escondida sono i professionisti meglio pagati del settore.

Il sindacato, che conta 1.020 iscritti, aveva approvato lo sciopero il 30 settembre con il 94,8% dei voti.

Il 5 ottobre, l’azienda aveva quindi chiesto la mediazione obbligatoria, durante la quale aveva ritirato due delle proposte più contestate: l’introduzione di turni di 14 giorni di lavoro e 14 di riposo e la cosiddetta “polifunzionalità”, ossia la possibilità di assegnare a uno stesso lavoratore mansioni relative a ruoli diversi.

Lo sciopero non coinvolge il sindacato degli operatori e degli addetti alla manutenzione, che riunisce circa 2.300 lavoratori direttamente impegnati nell’estrazione e ha una propria contrattazione collettiva. Tuttavia, il presidente del sindacato dei supervisori, Alexis Barrera, aveva assicurato in un’intervista a La Tercera che quell’organizzazione sostiene pienamente la mobilitazione e che, in caso di sciopero, “Escondida si ferma, non può operare”.

Per il momento non è chiaro se lo sciopero dei supervisori bloccherà la produzione: secondo l’agenzia Afp, un sindacato degli operatori ha avvertito che i suoi iscritti smetteranno di lavorare se non saranno garantite condizioni minime di sicurezza.

Situata nel deserto di Atacama, nella regione di Antofagasta, Escondida produce circa un quarto del rame cileno. Nel 2017, la miniera è stata teatro di uno sciopero durato oltre 40 giorni. Il nuovo conflitto arriva in un momento delicato per il settore: secondo l’Afp, ad agosto la produzione di rame del Cile, primo produttore mondiale, è scesa al livello più basso degli ultimi 15 anni, mentre la settimana scorsa hanno iniziato uno sciopero anche i lavoratori della miniera Centinela, nella stessa regione.