KIEV - L’Ucraina ha l’opportunità concreta di invertire le sorti della guerra contro la Russia, ma per farlo necessita ora più che mai del sostegno strategico di Europa e Stati Uniti, che rischiano altrimenti di vanificare un’occasione colossale.
A tracciare questo quadro è l’analisi dell’Institute for the Study of War (Is), il think tank di Washington che monitora quotidianamente gli sviluppi del conflitto.
Secondo il report, le forze armate ucraine hanno riconquistato l’iniziativa operativa lungo la maggior parte dei settori chiave del fronte, azzerando nel corso del 2026 i guadagni territoriali ottenuti in precedenza dalle truppe russe.
Da gennaio, Mosca registra un avanzamento netto di appena un centinaio di chilometri quadrati (avanzando a un ritmo inferiore a un chilometro quadrato al giorno), a fronte delle controffensive di Kiev che hanno condotto alla liberazione di almeno 1.046 chilometri quadrati.
I risultati ottenuti dalle forze ucraine sul terreno “non sono né transitori né casuali: sono il frutto della crescente capacità bellica del Paese e della trasformazione militare avvenuta nel corso del 2025 e del 2026”, osserva l’Isw. A ciò si aggiunge lo sviluppo di un programma autonomo di missili balistici da parte di Kiev che, se portato a compimento, metterebbe a serio rischio le infrastrutture militari e dell’industria bellica strategica situate in territorio russo.
Secondo il centro studi statunitense, la dinamica degli equilibri di forza appare molto più chiara al Cremlino che ai partner occidentali del presidente Volodymyr Zelensky: “A differenza degli Stati Uniti e degli altri partner dell’Ucraina, il Cremlino è consapevole della vulnerabilità critica della Russia di fronte all’iniziativa, allo slancio operativo e a una pressione costante” esercitata dalle forze di Kiev.
In quest’ottica, la campagna di bombardamenti russi condotta con droni e missili balistici “mira a costringere l’Ucraina e i suoi alleati ad assumere un atteggiamento reattivo, distogliendoli dallo sfruttare un’opportunità – conquistata a caro prezzo – di mantenere l’iniziativa strategica nei confronti della Russia”. Per questa ragione, il contributo di Washington e dei Paesi europei è ritenuto determinante per orientare le sorti del conflitto.
“Nell’immediato, i partner dell’Ucraina devono contribuire ad accelerare la diffusione di contromisure contro i droni russi a reazione e devono sostenere in modo proattivo lo slancio ucraino sul campo di battaglia: servono risorse e pianificazione”, sintetizzano gli esperti dell’Isw.
Il quadro sul terreno evidenzia tuttavia forti elementi di frizione con gli alleati. Nella serata del 13 ottobre, a seguito dell’ennesimo attacco missilistico balistico contro la capitale, Zelensky ha denunciato pubblicamente la mancanza di segnalazioni da parte degli alleati occidentali: “Ancora una volta, nessun preavviso da parte dei nostri partner. L’obiettivo principale era l’infrastruttura energetica, in particolare la centrale Chpp-4. Purtroppo, è stata colpita. Anche un edificio residenziale è stato danneggiato e i soccorritori stanno attualmente spegnendo un incendio lì. I nostri sistemi hanno rilevato questi missili solo quando erano già praticamente in avvicinamento a Kiev”.
Il capo dello Stato ucraino ha rimarcato l’importanza dell’impianto colpito, paventando nuovi raid: “La centrale Chpp-4 è una delle strutture energetiche chiave di Kiev. Secondo i nostri servizi di intelligence, i russi stanno preparando ulteriori lanci di missili balistici. I fatti mostrano che i russi non si considerano vincolati da quanto detto dal Presidente degli Stati Uniti. L’Ucraina ha sostenuto un cessate il fuoco energetico. La Russia sta prendendo di mira un’altra centrale elettrica e le vite del nostro popolo”.
Le parole di Zelensky hanno chiamato direttamente in causa la cooperazione informativa garantita finora da Washington. Il presidente statunitense Donald Trump ha tuttavia respinto le ricostruzioni, dichiarando: “Non abbiamo smesso di condividere informazioni”.
Un ulteriore elemento di tensione riguarda la recente intesa raggiunta tra Trump e Vladimir Putin relativa alla fornitura di diesel russo sui mercati internazionali. Difendendo l’accordo, il presidente Usa ha spiegato: “La Russia non sta dando gasolio a noi, lo sta dando a tutto il mondo. Non è un accordo per noi, il gasolio verrà immesso sul mercato mondiale. Non è un’intesa per me, è per il mondo: e ha fatto scendere i prezzi”.
Di parere opposto gli analisti dell’Isw, secondo cui l’operazione rientra in una precisa strategia di condizionamento politico ed economico: “L’offerta del Cremlino di fornire gasolio ai mercati globali rappresenta un’iniziativa di guerra cognitiva volta a minare lo slancio dell’efficace campagna di pressione contro il settore energetico russo. Il Cremlino vigila attentamente affinché l’Ucraina e i suoi partner non mantengano l’iniziativa. Gli Stati Uniti e l’Europa possono scegliere di vanificare la strategia del Cremlino oppure rischiare un conflitto più ampio, caratterizzato da maggiori rischi di escalation”.
Per scongiurare questo scenario, l’Isw raccomanda interventi mirati e di lungo periodo: “I finanziamenti europei devono sostenere la capacità dei vertici militari ucraini di pianificare operazioni simultanee e successive ben oltre l’anno in corso. Gli Stati Uniti e l’Europa devono sostenere attivamente la campagna ucraina di attacchi a lungo raggio contro il settore della difesa e quello energetico della Russia, inasprendo le sanzioni contro il comparto energetico russo e favorendo il potenziamento delle capacità di attacco a lungo raggio di Kiev”.
Infine, il think tank invita le cancellerie europee a non sottovalutare la minaccia delle minacce ibride e a “impedire a Mosca di condurre operazioni di sabotaggio o incursioni con droni”, dal momento che la Russia “è pronta ad accettare i rischi più elevati connessi a tali attacchi, in gran parte perché non percepisce la risposta europea o della Nato come un reale deterrente”.