TARANTO - Terzo giorno di protesta per i lavoratori dell’ex Ilva a Taranto e Genova. Proseguono i presidi degli operai diretti e dell’indotto vicino allo stabilimento siderurgico tarantino, nonostante il freddo della notte e il forte vento. 

La mobilitazione è iniziata dopo l’avvio della sospensione della produzione dell’area a caldo, che dovrà essere completata entro il 25 ottobre. Va avanti anche lo sciopero a oltranza proclamato da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil. 

A Taranto i presidi si concentrano sulle statali 7 Appia e 106 Jonica e ai varchi della raffineria Eni. Le proteste proseguiranno anche domani, in concomitanza con la convocazione alla Regione Puglia, a Bari, dove arriveranno i pullman organizzati dai sindacati. 

Questa mattina gli operai in presidio davanti alla raffineria Eni hanno consentito il passaggio delle autocisterne per il rifornimento di gasolio destinato ai mezzi pubblici di Kyma Mobilità, l’azienda di trasporto del capoluogo jonico, che aveva annunciato che per la giornata sarebbero state garantite solo le corse scolastiche nelle fasce orarie tra le 6 e le 9 e tra le 12 e le 15, a causa delle scorte limitate di carburante.  

Nei giorni scorsi l’azienda aveva già ridotto del 50% le corse ordinarie per il blocco del varco della raffineria. 

L’azienda ha ringraziato i manifestanti per il “gesto di responsabilità” che ha permesso di garantire un servizio essenziale alla città. Secondo Kyma, quanto accaduto dimostra che rispetto reciproco e collaborazione possono tenere insieme le rivendicazioni dei lavoratori e il diritto alla mobilità dei cittadini. 

A Genova, intanto, da lunedì i lavoratori sono accampati con tende da campeggio davanti alla Prefettura e ieri una delegazione ha incontrato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, a cui è stata consegnata una lettera sul futuro degli impianti. 

In un volantino diffuso dalle Rsu Adiinas e Ilvaimas, i lavoratori ribadiscono che “la pazienza è finita”. Dopo due giorni di sciopero e mobilitazione, scrivono, “dal governo non stanno arrivando risposte”, nonostante la solidarietà ricevuta da Regione Liguria, Comune di Genova e arcivescovo della città.