ROMA - La proposta di riforma della legge elettorale relativa alla Circoscrizione Estero continua a suscitare un acceso confronto politico e raccoglie nuove prese di posizione da parte dei parlamentari eletti oltre confine.
Dopo la presentazione degli emendamenti della maggioranza al disegno di legge in discussione al Senato, che prevedono una profonda revisione dell’attuale assetto della rappresentanza parlamentare degli italiani residenti all’estero, sono intervenuti con toni fortemente critici anche il deputato del Partito Democratico Nicola Carè e il senatore Francesco Giacobbe, entrambi convinti che le modifiche prospettate rischino di compromettere il principio della rappresentanza territoriale che ha caratterizzato fin dalla sua istituzione la Circoscrizione Estero.
Gli emendamenti propongono, infatti, di ridurre, per l’elezione della Camera dei Deputati, le attuali quattro ripartizioni geografiche a due sole macro-aree, accorpando da un lato Europa e Africa-Asia-Oceania-Antartide e dall’altro America Settentrionale e Centrale con America Meridionale, mentre per il Senato verrebbe istituito un collegio unico mondiale, superando completamente la suddivisione territoriale oggi vigente.
Secondo Nicola Carè, la proposta non rappresenta una semplice modifica tecnica della normativa elettorale, bensì un intervento che incide profondamente sulla qualità della rappresentanza democratica degli italiani nel mondo. “Quello presentato dalla maggioranza non è un semplice emendamento e non è una riforma: è un atto deliberato di ostilità verso gli italiani all’estero”, afferma il deputato del Partito Democratico, secondo il quale ridurre da quattro a due le ripartizioni della Camera e trasformare l’intera Circoscrizione Estero in un unico collegio per il Senato significherebbe “cancellare la reale rappresentanza territoriale delle nostre comunità e ridurre il voto di milioni di cittadini a una finzione democratica”.
Per Carè, infatti, la funzione stessa dei parlamentari eletti all’estero risiede nella capacità di mantenere un rapporto costante con le collettività di riferimento, comprenderne le peculiarità e rappresentarne le esigenze nelle istituzioni italiane, obiettivo che diverrebbe irrealizzabile qualora un singolo eletto fosse chiamato a rappresentare territori estesi su continenti tra loro profondamente differenti.
Nel suo intervento il deputato sottolinea inoltre come, a suo giudizio, l’accorpamento delle ripartizioni produrrebbe effetti anche sul piano della competizione elettorale, svuotando di significato il voto di preferenza e rafforzando il peso delle segreterie dei partiti nella scelta degli eletti. “La maggioranza vuole costruire collegi sterminati per svuotare il voto di preferenza e consegnare di fatto la scelta degli eletti alle segreterie dei partiti”, sostiene Carè, osservando che nessun candidato potrebbe realisticamente svolgere una campagna elettorale efficace in aree geografiche tanto vaste né instaurare un rapporto diretto con comunità distribuite su interi continenti.
Secondo il parlamentare democratico, una simile impostazione trasformerebbe gli eletti all’estero in rappresentanti privi di un reale territorio di riferimento, compromettendo il rapporto fiduciario con gli elettori e determinando quello che definisce “un vero e proprio esproprio democratico”.
Particolarmente severo è il giudizio sull’ipotesi di accorpare Africa, Asia, Oceania e Antartide con l’intero continente americano, soluzione che, a suo avviso, finirebbe per marginalizzare intere aree del mondo fino a determinarne la sostanziale scomparsa dalla rappresentanza parlamentare italiana.
Carè collega inoltre questa iniziativa legislativa ad altri provvedimenti adottati dal centrodestra nei confronti degli italiani residenti all’estero, sostenendo che, dopo gli interventi sulla cittadinanza e le criticità riguardanti i servizi consolari, la riforma elettorale rappresenterebbe un ulteriore tassello di una strategia politica che considera penalizzante per le comunità italiane oltre confine, annunciando infine l’intenzione del Partito Democratico di contrastare gli emendamenti nel corso dell’iter parlamentare.
Sulla stessa linea si colloca il senatore Francesco Giacobbe, eletto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, che individua nella proposta della maggioranza il rischio di un progressivo indebolimento del rapporto tra istituzioni e cittadini residenti fuori dai confini nazionali.
“La proposta di riforma della legge elettorale della Circoscrizione Estero rappresenta un grave passo indietro per la rappresentanza democratica degli italiani nel mondo”, dichiara il parlamentare, evidenziando come la riduzione delle attuali quattro ripartizioni territoriali finisca per “allontanare ancora di più le istituzioni dalle nostre comunità e trasformare la rappresentanza in un semplice esercizio matematico”.
Per Giacobbe, il punto maggiormente critico riguarda proprio la soppressione dell’attuale ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, che perderebbe una propria rappresentanza specifica all’interno del Parlamento italiano, con il rischio che le peculiarità e le esigenze delle comunità presenti in territori tanto vasti e diversificati non trovino più un’adeguata voce nelle istituzioni nazionali.
Le dichiarazioni dei due esponenti democratici si inseriscono così nel dibattito politico apertosi dopo la presentazione degli emendamenti della maggioranza, destinati a modificare in maniera significativa l’architettura della rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero. Mentre i sostenitori della riforma ritengono che il nuovo assetto possa razionalizzare il sistema elettorale della Circoscrizione Estero, le opposizioni, e in particolare il Partito Democratico, denunciano il rischio che l’accorpamento delle ripartizioni e l’introduzione del collegio unico mondiale per il Senato comportino una perdita del legame territoriale tra eletti ed elettori, alterando una delle caratteristiche fondamentali della rappresentanza degli italiani nel mondo e aprendo un confronto destinato a proseguire durante l’esame parlamentare del provvedimento.