HEBRON - Cinque attiviste italiane sono state fermate dalle forze israeliane in Cisgiordania mentre accompagnavano alcuni agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. Le donne si trovano in una stazione di polizia a Kiryat Arba, nei pressi di Hebron, dove sono state sottoposte a interrogatorio. 

La Farnesina ha attivato immediatamente i canali diplomatici per ottenere chiarimenti sulle circostanze del fermo e sulle condizioni delle connazionali, chiedendone il rilascio. 

L’episodio è avvenuto nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, dove le italiane partecipavano insieme ad altri volontari internazionali a un’iniziativa di accompagnamento e protezione degli agricoltori palestinesi. 

Secondo quanto riferito dal Ministero degli Esteri italiano, le cinque attiviste sono state trasferite nella stazione di polizia. I loro telefoni cellulari sono stati sequestrati e, al momento, non sono state fornite garanzie sui tempi del rilascio. 

Inizialmente le informazioni disponibili indicavano quattro italiane coinvolte. Successivamente, il Ministero degli Esteri israeliano ha comunicato al Consolato italiano a Gerusalemme che le connazionali fermate sono cinque. 

L’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato generale a Gerusalemme hanno chiesto alle autorità israeliane chiarimenti urgenti e la possibilità di entrare direttamente in contatto con le donne. 

Le rappresentanze diplomatiche italiane hanno inoltre sollecitato il rilascio immediato delle attiviste, evidenziando la mancanza di informazioni chiare sulle condizioni del loro trattenimento. 

Secondo quanto comunicato dalle autorità israeliane, le cinque italiane potrebbero essere rilasciate ed espulse dal Paese a breve, ma non è stata fornita alcuna conferma definitiva. 

La polizia israeliana, citata dal quotidiano Times of Israel, ha riferito di aver fermato complessivamente undici attivisti stranieri e un palestinese. Secondo la ricostruzione delle autorità israeliane il gruppo avrebbe cercato di accedere a un’area militare chiusa per raccogliere olive senza il preventivo coordinamento richiesto dalle disposizioni applicabili nella zona, ma le circostanze sono oggetto di ricostruzioni differenti. 

In alcuni filmati girati sul posto si vede infatti l’intervento delle forze israeliane nei confronti degli attivisti e le aggressioni da parte di coloni israeliani contro il gruppo, con tentativi di distruggere o rubare i frutti già raccolti. 

La raccolta delle olive rappresenta una fonte di sostentamento fondamentale per decine di migliaia di famiglie palestinesi, oltre ad avere un profondo valore culturale e identitario. Da anni però, soprattutto nelle aree vicine agli insediamenti israeliani, gli agricoltori subiscono aggressioni da parte dei coloni, furti di raccolti e attrezzature, distruzione degli uliveti e restrizioni all’accesso ai terreni da parte dell’esercito.  

Una situazione che, secondo le Nazioni Unite, si è aggravata nettamente negli ultimi tre anni, e i dati dell’Ufficio Onu indicano che solo negli ultimi due mesi sono stati documentati 199 attacchi di coloni israeliani collegati alla raccolta delle olive, con un palestinese ucciso, 124 persone ferite e oltre 2.500 alberi e germogli danneggiati.  

Più in generale, nel 2026 gli attacchi dei coloni che hanno provocato vittime o danni materiali sono arrivati a una media di circa sette al giorno, contro i cinque del 2025.  Per questo, durante la stagione agricola, volontari israeliani e internazionali affiancano sempre più spesso i contadini palestinesi per cercare di proteggerli dalle aggressioni. 

La Farnesina continua a seguire il caso attraverso l’ambasciata e il Consolato, mantenendo contatti con le autorità israeliane per ottenere l’accesso consolare alle cinque cittadine italiane e favorire una rapida soluzione della vicenda.