BRUXELLES - I leader di quattro Paesi europei (Italia, Francia, Germania e Regno Unito) si sono opposti con fermezza alla decisione di Israele di pubblicare bandi di gara per la costruzione nell’ambito del progetto di insediamento E1 in Cisgiordania, definendola “inaccettabile”.  

In una nota congiunta, le quattro nazioni hanno ricordato come la comunità internazionale si opponga da tempo a questa espansione, esprimendo gravi preoccupazioni sia in sede privata sia pubblica. “L’insediamento E1 comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati, creando una frattura nella Cisgiordania e pregiudicando la continuità territoriale dei Territori palestinesi”, si legge nel comunicato, in cui i leader rimarcano che “il diritto internazionale stabilisce chiaramente che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. Questa è la posizione della comunità internazionale, ribadita dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. 

La presa di posizione dei Governi europei evidenzia l’inopportunità del passo compiuto da Tel Aviv nel contesto attuale: “In un momento di grave instabilità in Cisgiordania, caratterizzato da livelli senza precedenti di violenza da parte dei coloni contro i civili e da pesanti restrizioni per l’economia palestinese, questa decisione desta ancora maggiore preoccupazione”. Per queste ragioni, le quattro nazioni hanno rivolto un appello diretto: “Esortiamo il governo di Israele a revocare immediatamente questi piani e a porre fine all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Tali iniziative non solo ci allontanano dalla pace, ma minano ulteriormente la reputazione internazionale di Israele”.  

Il messaggio contiene inoltre un avvertimento esplicito rivolto al settore privato: “Le imprese non dovrebbero prendere in considerazione la partecipazione a questi bandi di gara. Devono essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali, incluso il rischio di rendersi complici di gravi violazioni del diritto internazionale. Ribadiamo il nostro impegno a favore di una pace globale, giusta e duratura, basata sulla soluzione a due Stati. Continueremo ad agire in tale direzione”. 

L’iniziativa europea giunge mentre l’Unione Europea valuta contromisure concrete. Secondo quanto riportato dalla rete televisiva israeliana Canale 13, che cita due diplomatici occidentali, l’Ue starebbe elaborando un primo pacchetto di sanzioni da far scattare qualora i lavori di costruzione dovessero effettivamente iniziare, in un quadro in cui gli Stati Uniti non si opporrebbero a tali misure. Il piano prevedrebbe l’etichettatura dei prodotti provenienti da tutto Israele (e non unicamente dagli insediamenti in Cisgiordani), oltre alla riduzione delle collaborazioni accademiche e all’interruzione di alcune cooperazioni diplomatiche e in materia di sicurezza. 

Il piano d’espansione E1 prevede il collegamento tra le aree di Gerusalemme e l’insediamento di Ma’ale Adumim, un’opera che vanificherebbe di fatto la prospettiva di una presenza palestinese contigua tra i centri di Betlemme, Gerusalemme Est e Ramallah, da tempo considerata l’ossatura per uno Stato palestinese. L’area, in gran parte disabitata, è rimasta bloccata per lunghi anni a causa dell’opposizione della comunità internazionale e delle precedenti amministrazioni statunitensi, che temevano che la nascita di un nuovo quartiere precludesse la creazione di un’entità statale palestinese contigua e vitale.  

Le unità abitative messe a gara d’appalto rientrano tra le circa 3.400 che hanno ricevuto il via libera nell’agosto del 2025. Già all’epoca, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich elogiò il piano affermando che “cancella praticamente l’illusione dei due Stati”, dividendo il territorio destinato allo Stato palestinese.