ROMA - In Colombia è bufera per la richiesta di sospensione temporanea del presidente Gustavo Petro avanzata dalla deputata Gloria Arizabaleta, presidente della Commissione d’accusa della Camera dei rappresentanti. 

La misura non è diventata effettiva, e il provvedimento è stato subito contestato perché, secondo la Procura e diversi giuristi colombiani, non avrebbe avuto il potere di sospendere un Capo dello Stato. 

Il caso nasce dall’accusa di presunta partecipazione indebita di Petro alla campagna elettorale con alcuni interventi pubblici e messaggi sui social. Il presidente, che non può ricandidarsi, sostiene invece di avere solo risposto ad attacchi politici e personali. 

La richiesta di sospensione è arrivata a pochi giorni dal ballottaggio tra il candidato della sinistra Iván Cepeda e il candidato della destra Abelardo De la Espriella. 

Petro ha definito l’iniziativa un “tentativo di colpo di Stato” e ha parlato anche di possibile “estorsione”, sostenendo che Arizabaleta avrebbe avanzato richieste al governo non accolte dall’esecutivo. Il presidente ha poi chiesto ai suoi ministri di raccogliere documenti e dichiarazioni da portare davanti alla Corte Suprema. 

Il suo avvocato, Alejandro Carranza, ha annunciato una denuncia contro Arizabaleta per presunto prevaricato, pressione indebita e altri reati. Secondo il legale, l’atto sarebbe stato irregolare anche perché diffuso alla stampa prima della notifica alle parti. 

La Procuraduría, l’organo di controllo disciplinare colombiano, è intervenuta sospendendo Arizabaleta dall’incarico, e anche la Corte Suprema di giustizia ha avviato accertamenti.  

Il fascicolo è stato assegnato al magistrato Misael Rodríguez, che ha disposto un’ispezione nell’ufficio di Arizabaleta per acquisire i documenti alla base dell’atto. È stata chiesta anche una dichiarazione giurata a Petro, dopo le sue accuse di presunto ricatto.