RIAD - Dodici morti, più di trecento feriti, alcuni dei quali in condizioni critiche, e il principale aeroporto dell’Arabia Saudita costretto a sospendere le operazioni. 

È il bilancio dell’attacco missilistico che sabato ha colpito l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, segnando una nuova e pericolosa escalation del conflitto che, dall’Iran, si sta progressivamente estendendo agli altri Paesi della regione.

A confermare il numero delle vittime è stata l’Autorità saudita per l’aviazione civile, precisando che tra i morti figurano quattro cittadini sauditi e otto stranieri, compreso un americano.

Il missile ha raggiunto il complesso che ospita i terminal 3 e 4, destinati prevalentemente ai collegamenti nazionali, provocando scene di panico tra i passeggeri e il personale aeroportuale.

“Mi trovavo al gate 403. Ho visto il gate 401 colpito e persone ferite davanti ai miei occhi. Tutti correvano”, ha raccontato un testimone all’agenzia France Presse.

Ambulanze ed elicotteri sono intervenuti per trasferire i feriti negli ospedali della capitale, mentre le autorità disponevano l’evacuazione delle aree interessate e avviavano le verifiche sulla sicurezza delle infrastrutture. 

Secondo il sito specializzato FlightAware, nelle 24 ore successive all’attacco risultavano cancellati almeno 291 voli. Numerosi collegamenti sono stati dirottati verso altri aeroporti.

La responsabilità dell’operazione non è stata immediatamente rivendicata, ma i sospetti si concentrano sui ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, che nelle ultime settimane hanno intensificato gli attacchi con missili e droni contro infrastrutture aeroportuali, installazioni militari e impianti energetici sauditi.

Gli stessi Houthi avevano rivendicato precedenti bombardamenti contro lo scalo di Riad, compreso quello di giovedì, nel quale erano rimasti uccisi tre cittadini sauditi, tra cui un pilota. 

Sabato, prima dell’attacco, i ribelli yemeniti avevano inoltre accusato l’Arabia Saudita di avere bombardato l’aeroporto internazionale di Sana’a, nella capitale yemenita sotto il loro controllo.

La nuova offensiva arriva a una settimana dall’avvio di un’importante operazione militare della coalizione guidata da Riad contro le posizioni degli Houthi. Le forze governative yemenite, sostenute dall’aviazione saudita, stanno tentando di riconquistare territori recentemente occupati dai ribelli lungo la costa del Mar Rosso.

È soprattutto il controllo delle rotte marittime a rendere il conflitto particolarmente delicato. 

Le conquiste territoriali degli Houthi hanno rafforzato la loro capacità di sorvegliare il traffico commerciale vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio strategico per i collegamenti tra Asia ed Europa. 

Una vulnerabilità che si aggiunge alla crisi dello stretto di Hormuz, dove gli attacchi iraniani contro le navi hanno già compromesso la sicurezza della navigazione.

Da Washington, il presidente Donald Trump non ha escluso un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nelle operazioni saudite contro i ribelli yemeniti.

“Potremmo farlo. Valuteremo la situazione”, ha dichiarato, aggiungendo che una decisione potrebbe arrivare rapidamente.
Finora il sostegno americano all’offensiva saudita avrebbe riguardato soprattutto la condivisione di informazioni d’intelligence, l’individuazione degli obiettivi e la pianificazione militare. 

Un intervento diretto segnerebbe quindi un ulteriore allargamento delle operazioni statunitensi nella regione.
Intanto, diversi governi occidentali, tra cui Australia, Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Canada, hanno invitato i propri cittadini a evitare l’aeroporto di Riad. Anche la Farnesina ha raccomandato agli italiani di limitare gli spostamenti non essenziali nell’area.

La crisi rischia ora di colpire anche l’economia saudita. Gli attacchi alle infrastrutture strategiche stanno alimentando l’incertezza sui mercati e minacciano il traffico aereo internazionale, proprio mentre Riad si prepara a ospitare importanti appuntamenti economici e finanziari.

Sul piano diplomatico, l’Arabia Saudita continua tuttavia a mantenere aperta la strada del negoziato. In un colloquio telefonico, i ministri degli Esteri saudita e omanita hanno ribadito l’importanza di soluzioni diplomatiche per ridurre le tensioni.

Un tentativo di contenere un conflitto che, dopo avere investito il Golfo Persico e il Mar Rosso, minaccia di coinvolgere sempre più direttamente l’intera Penisola arabica.