CANBERRA – L’aumento degli acquisti di combustibili e automobili elettriche ha compresso il saldo commerciale australiano nel trimestre chiusosi a giugno, mentre la necessità di garantire forniture durante la guerra tra Stati Uniti e Iran ha modificato in profondità la provenienza delle merci importate.
Secondo l’Australian Bureau of Statistics (ABS), l’avanzo del commercio di beni si è fermato a 1,1 miliardi di dollari, il livello più basso da quasi un decennio. Il dato riflette l’intensa attività diplomatica condotta dal governo Albanese per assicurarsi carichi energetici dopo il rincaro del petrolio e le difficoltà lungo le principali rotte del Medio Oriente.
L’economista della Commonwealth Bank Harry Ottley ha indicato una crescita del 77,5 per cento delle importazioni dalla Corea del Sud, salite a 4,7 miliardi di dollari. Gli acquisti dalla Malesia sono aumentati del 63,6 per cento a 2,7 miliardi, quelli dal Brunei del 60,5 per cento a 700 milioni.
Particolarmente netto il cambiamento nei rapporti con la Nigeria, da cui le importazioni sono passate da valori pressoché nulli a quasi 600 milioni di dollari.
Anche le automobili hanno contribuito all’espansione complessiva, con un incremento del 28,2 per cento. Il rincaro della benzina avrebbe spinto una parte crescente degli automobilisti verso i veicoli elettrici, compresi i modelli dei produttori cinesi come BYD.
I dati dell’Australian Automobile Association mostrano che le vendite di auto interamente elettriche sono più che raddoppiate nel trimestre, raggiungendo 69.414 unità.
Un andamento opposto ha interessato gli investimenti nei centri dati. Le importazioni di apparecchiature per l’elaborazione automatica delle informazioni, comprese quelle utilizzate nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, sono diminuite di oltre un quarto rispetto ai tre mesi precedenti, dopo la forte crescita registrata all’inizio del 2026.
Gli acquisti di apparecchiature per le telecomunicazioni sono invece rimasti sostanzialmente invariati. Secondo l’economista senior di Westpac Pat Bustamante, l’insieme dei dati suggerisce un rallentamento degli investimenti nei centri dati, benché le importazioni di tali macchinari restino superiori di oltre il 25 per cento rispetto a un anno prima.
Il quadro mensile di giugno è risultato più favorevole. Il saldo commerciale è migliorato di 4,3 miliardi di dollari, superando le previsioni, grazie soprattutto al balzo del 60 per cento delle esportazioni di oro non monetario, dopo la caduta del 35 per cento registrata in maggio.
Justin Lin, stratega degli investimenti della piattaforma Global X, ha osservato che l’oro ha superato il carbone diventando la seconda voce dell’export australiano, nonostante la quotazione del metallo prezioso resti circa il 20 per cento sotto il massimo storico.
Le società aurifere hanno guadagnato terreno alla Borsa australiana, insieme ai produttori di rame, sostenuti da prezzi ancora vicini ai record. In una fase di maggiore instabilità per l’hardware legato all’AI, secondo Lin, il mercato australiano potrebbe inoltre apparire agli investitori come un approdo relativamente più sicuro.