BUENOS AIRES - In un mondo digitale senza frontiere, anche la giustizia è chiamata a superare i confini geografici e istituzionali per rispondere alle nuove sfide poste dalla tecnologia.  

Le forme di violenza che si sviluppano nel cyberspazio, in particolare quelle che colpiscono donne e minori, richiedono strumenti normativi aggiornati, una maggiore cooperazione tra Paesi e un costante scambio di esperienze tra operatori del settore.  

È in questo contesto che si inseriscono gli incontri promossi dall’Accademia Juris Roma e dall’Università del Salvador di Buenos Aires, dedicati alla violenza di genere, alla tutela delle vittime, alle nuove forme di violenza digitale e alla cooperazione giuridica internazionale, con la partecipazione di rappresentanti della magistratura argentina e brasiliana.  

Il 26 maggio Si è svolta presso la sede della USAL di Buenos Aires una conferenza dedicata alle esperienze di Brasile e Argentina che ha riunito magistrati provenienti dai due Pesi. 

Tra i relatori principali figuravano la giudice del Tribunale Superiore di Giustizia della Città di Buenos Aires, Marcela De Langhe, la presidente della Sala II della Camera di Cassazione e Appello Penale, Carla Cavaliere, e la giudice del Tribunale Penale n. 8, Natalia Molina. 

Nel corso degli interventi è stato affrontato il tema dei diritti umani delle donne alla luce dei sistemi internazionali di tutela, con particolare riferimento all’applicazione pratica della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW) e della Convenzione di Belém do Pará, analizzandone l’impatto sulle politiche pubbliche e sulle decisioni giudiziarie in America Latina. 

Agli incontri hanno partecipato magistrate argentine e brasiliane.

La giudice Marcela De Langhe ha sottolineato l’importanza della cooperazione internazionale in questo campo, evidenziando come lo scambio di esperienze e conoscenze abbia aperto nuovi spazi di collaborazione in settori strategici, quali le politiche di cura e il contrasto alla violenza digitale.  

“Il diritto comparato non è un mero esercizio tecnico – ha affermato – ma costituisce la base fondamentale sulla quale costruiamo la cooperazione giuridica internazionale in materia di violenza di genere”. 

La giudice Natalia Molina ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà poste dalla mancanza di normative specifiche in grado di rispondere adeguatamente ai reati che si verificano nel cyberspazio. Secondo Molina, l’anonimato offerto dagli strumenti digitali amplifica le possibilità di aggressione nei confronti delle vittime.  

“Giudici e pubblici ministeri hanno l’obbligo morale, accademico e professionale di aggiornare costantemente le proprie conoscenze per affrontare queste nuove circostanze”, ha dichiarato, osservando che sia il Brasile sia l’Argentina presentano ancora lacune legislative rispetto alle nuove forme di violenza che colpiscono donne e minori. 

Nel suo intervento, Carla Cavaliere ha evidenziato come la cooperazione internazionale e l’adozione di una prospettiva di genere e di tutela dell’infanzia siano elementi imprescindibili per promuovere un cambiamento culturale e istituzionale capace di contrastare efficacemente la violenza. 

I relatori del secondo incontro alla USAL.

Le attività sono proseguite il 28 maggio con una tavola rotonda sempre presso la sede dell’Università del Salvador. All’incontro ha partecipato il Consiglio della Magistratura della Città Autonoma di Buenos Aires, rappresentato dal consigliere Luis Duacastella Arbizu, insieme alle autorità dell’USAL e dell’Accademia Juris Roma. 

Durante la sua esposizione, Duacastella Arbizu ha illustrato le principali politiche pubbliche in materia di genere promosse dal Consiglio della Magistratura e le iniziative sviluppate nell’ambito della giustizia cittadina del Governo della Città di Buenos Aires, mostrando il lavoro svolto dal Centro di Giustizia per la Donna, che coordina da oltre otto anni, evidenziando il ruolo dell’istituzione nell’assistenza e nella protezione delle vittime di violenza. 

Un intervento ha offerto una esempio sull’applicazione di strategie e meccanismi giuridici di prevenzione concreti per promuovere l’uguaglianza e rafforzare gli strumenti di tutela dei diritti delle donne. 

La giornata di studio è proseguita con le presentazioni della giudice della Camera di Cassazione e Appello in materia Penale Minorile, Natalia Marcela Molina, e la funzionaria della Camera Federale di Cassazione Penale e formatrice dei corsi sulla prospettiva di genere della Corte Suprema di Giustizia, Malena Errico. 

Le riflessioni emerse durante gli incontri assumono un significato ancora più attuale alla luce dei casi di cronaca che continuano a mettere in evidenza le difficoltà dei sistemi giudiziari nel garantire una tutela efficace alle vittime di violenza.  

Proprio oggi, il collettivo femminista Ni Una Menos tornerà a mobilitarsi nelle piazze per chiedere verità, giustizia e riforme concrete, nel contesto di un caso che ha suscitato forte indignazione nell'opinione pubblica e che ha portato alla luce numerose falle nei meccanismi di prevenzione, protezione e risposta istituzionale.  

Una mobilitazione che richiama l'urgenza dei temi affrontati durante le giornate di studio: rafforzare la cooperazione tra istituzioni, aggiornare gli strumenti normativi e garantire una tutela reale ed efficace delle vittime.