BUENOS AIRES – Cristina Fernández de Kirchner andrà a processo per il memorandum d’intesa con l’Iran. L’ha stabilito la Corte Suprema all’unanimità, dopo quasi 10 anni di battaglie giudiziarie: l’ex presidente deve sedersi sul banco degli imputati.
Respinto dunque il ricorso della Kirchner, che aveva chiesto l’archiviazione del procedimento sul memorandum, che per la giustizia è legato all’insabbiamento delle indagini sull’attentato all’Amia-Daia, avvenuto il 18 luglio 1994 contro la sede di due associazioni mutuali della comunità israelita a Buenos Aires.
Il tribunale ha però assolto all’unanimità l’ex presidente Cristina Kirchner, Axel Kicillof (attuale governatore della Provincia di Buenos Aires e ministro dell’Economia all’epoca dei fatti), gli ex presidenti della banca centrale Miguel Ángel Pesce e Alejandro Vanoli e altri ex funzionari dell’ente per il cosiddetto caso Dólar Futuro.
Il caso del memorandum ha avuto origine nel 2015, quando il procuratore Alberto Nisman, morto poco dopo per un presunto suicidio, ha presentato una denuncia in cui accusava il governo di Cristina Kirchner di aver firmato il memorandum con l’Iran, di fatto un accordo di cooperazione, in cambio dell’impunità per gli autori dell’attentato all’Amia. Secondo Nisman, il memorandum mirava a cancellare gli allarmi rossi dell’Interpol sui sospetti iraniani, malgrado la stessa Interpol abbia più volte smentito qualsiasi pressione da parte del governo argentino.
L’accordo era stato approvato dal Parlamento nel 2013 e aveva lo scopo di rendere più facile, per il sistema giudiziario argentino, interrogare i cittadini iraniani coinvolti, cosa che altrimenti non sarebbe stata possibile, dal momento che per la legge argentina non esisteva all’epoca (e nemmeno ora) la possibilità di celebrare un processo in contumacia.
Tuttavia, Nisman ha sostenuto che il memorandum facesse parte di uno schema di “diplomazia parallela”, che operava per garantire l’impunità degli iraniani implicati nell’attentato. L’accusa principale contro Cristina Kirchner è quella di insabbiamento e abuso di autorità.
Nel 2021, l’ottava Corte Orale Federale ha assolto gli imputati, ritenendo che non vi fosse alcun reato nella firma del memorandum. Tuttavia, l’Amia e la Daia hanno presentato ricorso contro questa decisione e, nel settembre 2023, la Camera Federale di Cassazione Penale ha annullato il proscioglimento e ha ordinato lo svolgimento di un processo.
Infine, la Corte Suprema ha respinto i ricorsi straordinari presentati dalla difesa di Cristina Kirchner, confermando così l’apertura del processo.
La sentenza della Corte Suprema ha anche respinto il ricorso, presentato dall’ex procuratore del Tesoro Carlos Zannini, contro i giudici del tribunale che porterà avanti il giudizio, cioè Andrés Basso, Javier Ríos e Rodrigo Giménez Uriburu. Zannini aveva messo in dubbio l’imparzialità di questi giudici, ma il tribunale supremo ha ratificato la loro continuità nel caso.
Il processo si concentrerà sulla presunta copertura dei responsabili dell’attentato all’Amia, attraverso il memorandum firmato tra Argentina e Iran. Per la difesa della Kirchner, l’accordo non costituiva un reato, in quanto si trattava di una politica estera volta a riattivare le relazioni con l’Iran, mentre per l’accusa si trattava di una manovra diplomatica volta a proteggere le persone implicate nell’attentato.
Nel caso Dólar Futuro, la decisione della Camera Federale di Cassazione Penale ha ritenuto che non vi fosse alcun reato da perseguire. Il caso è stato avviato nell’ottobre 2015 a seguito di una denuncia dei parlamentari Federico Pinedo (Pro) e Mario Negri (Ucr), i quali sostenevano che la banca centrale avesse effettuato operazioni sul mercato dei future sul dollaro che avrebbero danneggiato le casse dello Stato e permesso ad alcuni politici di speculare. Tuttavia, queste operazioni facevano parte di una politica economica volta a impedire l’impennata del dollaro, prevenire la corsa all’acquisto di dollari, con relativo apprezzamento, e a contenere le pressioni per una svalutazione.