ROMA - Per poter inviare le navi italiane nello Stretto di Hormuz servono la fine delle ostilità e l’ok del Parlamento. Lo ha ribadito il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha rinnovato la disponibilità dell’Italia a partecipare alla missione difensiva, precisando che il contributo italiano ai “Volenterosi” potrebbe tradursi nell’invio di due navi militari cacciamine. 

“Sono contento che ci arrivi anche l’opposizione. Mi auguro che per la missione ci sia l’egida dell’Onu, ma non mi formalizzerò se invece ci saranno 42 nazioni con un mandato e una forza multilaterale di pace”, ha dichiarato Crosetto in un’intervista al Corriere della Sera, aggiungendo: “Non penso che, davanti a una missione internazionale, il Parlamento possa fare distinguo”. 

Quanto all’impegno italiano, Crosetto ha osservato che “l’Italia, che ha una delle migliori marine militari del mondo, potrebbe pensare ad assetti cacciamine”, rivelando: “da venti giorni ho detto al capo della Difesa e della Marina di tenersi pronti con due navi, ma per inviarle occorre la fine delle ostilità, perché nessuno vuole entrare in una guerra”. 

Il ministro ha poi parlato dei rapporti con gli Stati Uniti dopo le critiche di Donald Trump alla premier Giorgia Meloni.  

“Qualcuno dei suoi collaboratori gli spiegherà la verità, quali sono le nostre regole d’ingaggio. Trump prenderà atto di aver dato un giudizio ingeneroso e affrettato sull’Italia”, sostiene il ministro, ricordando che l’Italia “è sempre stata disponibile alla cooperazione con gli Usa” e che la base di Sigonella “non ha pesato nulla: gli americani sono i primi a sapere quali siano le regole e a volerle rispettare”. 

Sulla guerra scatenata dall’attacco all’Iran, il ministro ha espresso il suo giudizio senza mezzi termini, sostenendo che “si è trattato di un grave errore”, mentre riguardo agli attacchi all’Unifil in Libano, ha ricordato di aver chiesto più volte un cambio di passo e di regole con atti ufficiali, a maggiore protezione dei militari.  

“Unifil è in ritardo per cambiare perché a dicembre finirà e dovremo pensare come sostituirla. Perché un Libano che esplode è l’ennesimo problema per il mondo”, ha concluso.