Dacia Maraini compie 90 anni, ma il tempo, almeno per lei, non sembra rappresentare un punto d’arrivo né tantomeno un’occasione per voltarsi indietro con nostalgia. Novant’anni di vita trascorsi nella scrittura, tra libri, letture, incontri, viaggi e battaglie civili, con lo sguardo rivolto ancora in avanti, alle nuove storie da raccontare, alle persone da incontrare e ai tanti progetti che continuano ad animare le sue giornate. Perché, nonostante il lungo cammino percorso, la scrittrice non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. Non ha mai attribuito particolare importanza alle date e alle ricorrenze ufficiali e anche di fronte a un traguardo così significativo mantiene il suo consueto atteggiamento, lontano dalle celebrazioni e dai rituali. “Non festeggio. Non ho mai amato i festeggiamenti. Penso che la cosa importante sia parlare dei propri libri”, racconta. Una risposta che riflette bene il suo modo di intendere la vita e il proprio mestiere: più che celebrare gli anni trascorsi, ciò che conta è continuare a lavorare, a leggere, a scrivere e a confrontarsi con il mondo.
Nata a Fiesole il 13 novembre 1936, nel giorno del suo compleanno Dacia Maraini sarà a Bari per presentare il nuovo libro Agro e dolce. Un volume fotografico che intreccia immagini e parole, raccogliendo fotografie inedite e scatti rari per ricostruire, attraverso la memoria della scrittrice e il lavoro del curatore, le diverse stagioni di una vita straordinariamente ricca d’esperienze. Non soltanto un percorso biografico, dunque, ma anche un viaggio attraverso la storia culturale e intellettuale italiana, osservata attraverso gli occhi di una delle sue protagoniste. “La presentazione a Bari era una cosa programmata da tempo. Non lo sanno che è il mio compleanno. Poi sarò a Barletta e Molfetta. A novembre farò anche incontri a Roma, all’Acquario Romano e alla Libreria Nuova Europa-I Granai”, spiega. Un’agenda fitta di appuntamenti che conferma quanto il rapporto diretto con i lettori continui a essere una componente fondamentale della sua attività. Incontri, presentazioni e occasioni di dialogo rappresentano per lei un modo per mantenere vivo il rapporto con il pubblico e per far circolare le idee, le esperienze e le riflessioni che attraversano i suoi libri. Agro e dolce. Una vita in parole e immagini è, nelle parole della stessa Maraini, “un dono che mi ha fatto la mia casa editrice per il mio compleanno. Sono foto prese da varie agenzie. Ci sono anche delle citazioni”.
Un regalo che diventa anche un’occasione per ripercorrere una vicenda personale e professionale intrecciata profondamente con quella di un intero Paese. Le fotografie, accostate alle parole e alle citazioni, restituiscono volti, luoghi, incontri e momenti che hanno segnato la sua esistenza, ma anche un mondo culturale che nel corso dei decenni si è trasformato profondamente. Ma che cosa ha provato la scrittrice nel ritrovarsi davanti a quelle immagini, nel rivedere persone e situazioni appartenenti a epoche ormai lontane? “La memoria è come un tuffo nel passato, dà sempre emozioni. Le foto sono da una parte una lusinga, dall’altra qualcosa di doloroso. Ti fanno constatare che il tempo passa, le cose finiscono”. Figlia del grande antropologo ed etnologo Fosco Maraini e discendente, da parte materna, dell’antica famiglia nobile degli Alliata di Salaparuta, Dacia ha avuto un’infanzia e una giovinezza segnate da esperienze fuori dal comune. Ha trascorso l’infanzia in Giappone, dove ha vissuto per due anni anche l’esperienza drammatica del campo di concentramento, per poi trascorrere l’adolescenza in Sicilia e raggiungere successivamente Roma, città che sarebbe diventata uno dei centri fondamentali della sua vita personale e intellettuale.
Autrice amatissima, soprattutto per romanzi come La lunga vita di Marianna Ucrìa, vincitrice dei premi Strega e Campiello, Maraini è stata compagna di Alberto Moravia fino agli anni ‘80 e ha condiviso amicizie e frequentazioni con alcuni dei più importanti scrittori, intellettuali e artisti del Novecento italiano, primo fra tutti Pier Paolo Pasolini. Un’esistenza vissuta nel cuore di una stagione culturale particolarmente intensa, nella quale la letteratura, il cinema, il teatro e il dibattito politico si intrecciavano continuamente, dando vita a un confronto vivace e spesso appassionato. Tra i ricordi più emozionanti ci sono l’atmosfera del dopoguerra e soprattutto gli anni ‘60 a Roma, un periodo che ricorda come una stagione di straordinario fermento culturale e di grande vitalità. “L’atmosfera dopo la guerra, gli anni ‘60 a Roma di grande fervore e vitalità. Gli intellettuali avevano una vita intensa. Moravia e Pasolini sono state le persone della mia vita, le hanno dato senso. Mancano sia a me personalmente che al Paese. Sono state voci importanti che hanno dato una consapevolezza all’Italia”. Nelle sue parole emerge il ricordo di un ambiente nel quale gli intellettuali non erano figure isolate, ma protagonisti di una discussione pubblica continua, capaci di interrogare la società, mettere in discussione le convenzioni e contribuire alla crescita della coscienza civile del Paese. Moravia e Pasolini, due personalità molto diverse ma accomunate da una straordinaria capacità di osservare e raccontare la realtà, hanno rappresentato per lei presenze decisive. Con i suoi modi dolci e pacati, ma sostenuti da un’energia che continua a sorprendere, Dacia Maraini arriva dunque ai suoi novant’anni con un’agenda ancora piena di impegni e numerosi progetti. E naturalmente c’è ancora spazio per nuove storie, per nuove pagine da riempire e per altri progetti. Sta scrivendo un nuovo libro? “Sì, ma adesso non ne parlo”.