WASHINGTON - Mentre il testo ufficiale dell’intesa tra Washington e Teheran resta protetto dal segreto di Stato, Bloomberg e Al Arabiya sono riuscite a mettere le mani sulla bozza in 14 punti che i due governi dovrebbero firmare questo venerdì in Svizzera.
Il documento, strutturato come un memorandum d’intesa, traccia una road map dettagliata per congelare le ostilità e ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente, fissando una scadenza massima di 60 giorni per negoziare un trattato definitivo che sarà poi blindato da una “risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
Il cuore politico del memorandum scatta immediatamente alla firma: le parti dichiarano “la fine immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, Libano compreso”, impegnandosi formalmente al rispetto della sovranità reciproca e al divieto assoluto di usare la forza.
Per tradurre la tregua in fatti, il piano interviene subito sulle rotte commerciali strategiche.
Gli Stati Uniti si impegnano a revocare il blocco navale entro un mese, ripristinando il traffico marittimo alla sua piena capacità prebellica. Parallelamente, Teheran dovrà garantire la sicurezza delle navi mercantili dal Golfo Persico al Mar d’Oman, facendosi carico di “rimuovere gli ostacoli tecnici e di neutralizzare le mine” che attualmente minacciano lo Stretto di Hormuz.
Sempre sul fronte militare, Washington ha accettato di ritirare le proprie truppe dalle aree circostanti entro 30 giorni dalla sigla del trattato finale.
L’architettura dell’accordo poggia su una concessione cruciale da parte iraniana: nel testo, la Repubblica Islamica ribadisce che “non produrrà mai armi nucleari”.
In attesa del trattato definitivo, che stabilirà anche il destino dell’uranio già arricchito e delle altre installazioni di Teheran, le due superpotenze hanno concordato una tregua tecnica per congelare la situazione attuale. Durante questa transizione, “l’Iran manterrà lo status quo sul suo programma nucleare e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni all’Iran né accresceranno le proprie Forze nella regione”.
La parte più imponente sul piano economico riguarda la promessa statunitense di eliminare progressivamente ogni forma di sanzione (comprese quelle unilaterali e i provvedimenti dell’Onu e dell’Aiea).
Per farlo, la Casa Bianca sbloccherà immediatamente speciali deroghe per consentire a Teheran di esportare liberamente petrolio greggio, derivati e prodotti petrolchimici, garantendo anche la riapertura dei canali bancari, assicurativi e dei trasporti. Inoltre, tutti i beni e i fondi iraniani finora congelati all’estero verranno restituiti e messi a totale disposizione della Banca Centrale di Teheran.
Il vero cambio di passo diplomatico si legge tuttavia al sesto punto del documento. Gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati nella regione, si impegnano infatti a finanziare la rinascita economica del Paese asiatico, mettendo sul piatto la cifra shock di “almeno 300 miliardi di dollari” per un piano globale di riabilitazione e sviluppo, i cui dettagli operativi dovranno essere definiti entro i prossimi due mesi.