BOGOTÀ – Il presidente colombiano Abelardo De La Espriella ha utilizzato la sua seconda apparizione televisiva nazionale, trasmessa domenica sera dalla sede alternativa della Presidenza a Barranquilla, per tracciare un bilancio delle prime settimane del suo governo e annunciare una netta svolta nella politica di sicurezza rispetto all’amministrazione di Gustavo Petro.

Con toni duri e retorica della mano forte, De La Espriella ha annunciato una svolta sulle trattative di pace con le Farc e, in concreto, due nuove strutture di coordinamento contro la criminalità organizzata. Ha confermato la chiusura di tre tavoli di dialogo ereditati dalla politica della “pace totale” promossa da Petro.

Le decisioni riguardano in particolare tre gruppi armati: Autodefensas Conquistadoras de la Sierra Nevada, la Coordinadora Nacional Ejército Bolivariano ed Estado Mayor de los Bloques Magdalena Medio. La chiusura dei processi è stata formalizzata attraverso nove risoluzioni.

“Non permetterò che la parola pace continui a essere utilizzata come scusa per l’impunità, né che un tavolo di dialogo diventi un rifugio per chi continua nella violenza e nella criminalità – ha dichiarato il presidente –. Sono finite i tavoli di trattativa senza risultati e i benefici senza contropartite reali”.

De La Espriella ha poi avvertito che le strutture che continueranno a impugnare le armi dovranno affrontare “tutta la capacità legittima dello Stato”.

La presidenza ha collegato questa decisione a una più ampia strategia per strappare il controllo del territorio alle organizzazioni criminali. Il presidente ha ribadito ai vertici militari e di polizia l’ordine di rafforzare la presenza dello Stato in tutto il Paese e combattere frontalmente le strutture armate illegali.

Tra le nuove misure annunciate, figura la creazione di due nuovi blocchi interistituzionali, che riuniranno organismi dello Stato già esistenti. Nuove istituzioni autonome con cui il governo punta a concentrare e coordinare le capacità investigative, di intelligence e operative di organismi già esistenti, per colpire con maggiore efficacia le reti di estorsione, corruzione e criminalità organizzata.

Il primo, denominato Blocco nazionale di ricerca contro l'estorsione, coordinerà le capacità operative e di intelligence delle Forze armate e della Polizia Nazionale, con la partecipazione di Esercito, Marina e Forza Aerea e il coordinamento della Procura e della Magistratura.

Il secondo, il Blocco di ricerca anticorruzione, dipenderà direttamente dalla presidenza e riunirà Polizia giudiziaria, Procura, intelligence dell’Esercito, l’agenzia di vigilanza sulla condotto dai funzionari pubblici, unità intelligence finanziaria e organismi di cooperazione internazionale.

I due nuovi blocchi si aggiungeranno alle numerose strutture già operative nel Paese. La strategia si inserisce in una più ampia offensiva del nuovo governo contro le organizzazioni criminali.

Nelle ore precedenti all’intervento pubblico, la Presidenza aveva comunicato una serie di operazioni contro reti di sequestro, estorsione e gruppi armati. Il presidente ha presentato questi risultati come parte della nuova politica di sicurezza del governo in contrasto con la strategia della “pace totale” dell’amministrazione Petro.

Nel discorso il presidente ha toccato anche il fronte economico e internazionale, sottolineando la necessità di rafforzare le relazioni commerciali della Colombia e di attrarre nuovi investimenti in una fase segnata dalle conseguenze del terremoto e dalle esigenze della ricostruzione.

In chiusura, De La Espriella ha affrontato la controversia nata dalla cerimonia religiosa inserita nel programma della sua investitura del 7 agosto. Il presidente ha chiesto scusa a chi si fosse sentito offeso dall’inclusione dell’atto religioso, adempiendo così a una decisione giudiziaria che aveva stabilito una violazione del principio di neutralità religiosa dello Stato.

“Se questo atto ha potuto generare disagio o se ha offeso qualcuno, nella mia qualità di capo dello Stato chiedo scusa”, ha dichiarato.

Le scuse, tuttavia, non hanno chiuso la controversia. Al termine del suo discorso, De La Espriella ha infatti ribadito pubblicamente la propria fede cattolica concludendo il discorso con le parole: “Che viva Cristo Re! Che Dio benedica la Colombia”.

La frase ha riacceso il dibattito sulla separazione tra religione e Stato e sulla neutralità che deve caratterizzare gli atti ufficiali della Presidenza.

Il presidente è inoltre interventuo sulla situazione provocata dal terremoto che ha colpito il Paese tre settimane fa. Secondo il bilancio presentato dal presidente, il sisma ha provocato 331 morti e 4.497 feriti, mentre 152 persone risultano ancora disperse. Le persone colpite sono 452.782, appartenenti a 213.400 famiglie, distribuite in 497 comuni di 16 dipartimenti.

De La Espriella ha annunciato che, mentre proseguiranno le ricerche dei dispersi, il Paese entrerà nella fase della ricostruzione. Il piano prevede il recupero delle infrastrutture pubbliche, la riattivazione delle attività agricole e la costruzione di abitazioni per le famiglie che hanno perso la propria casa.

Un altro capitolo dell’intervento è stato dedicato agli incendi che da settimane interessano il dipartimento del Tolima. Il governo ha indicato la possibile origine criminale di alcuni dei roghi e ha riferito di 43 focolai affrontati in 11 Comuni: 20 già sotto controllo, 16 spenti e sette ancora attivi. Secondo i dati citati durante l’intervento, l’84 per cento del territorio interessato è ormai sotto controllo o con gli incendi già domati.

Nel complesso, le parole di De La Espriella ha confermato il profilo del nuovo governo soprattutto attraverso il linguaggio scelto dal presidente, con un’impostazione fondata sull’idea della mano dura, sul rafforzamento dell’autorità dello Stato e sulla fine del dialogo con le Farc.

In concreto, tra le misure annunciate figurano la creazione di due nuovi blocchi interistituzionali per coordinare le indagini contro la criminalità organizzata e la promessa di intervenire a sostegno delle popolazioni colpite dalle emergenze.