WASHINGTON – I Democratici alla Camera dei Rappresentanti hanno bloccato ieri un emendamento costituzionale promosso dai Repubblicani per fissare permanentemente a nove il numero dei giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti.
La proposta è stata respinta con 212 voti contro 206, ben lontana dalla maggioranza dei due terzi necessaria per approvare una modifica della Costituzione.
I Repubblicani controllano al momento 218 seggi alla Camera, contro i 214 dei Democratici. Anche in caso di approvazione, il provvedimento avrebbe incontrato forti ostacoli al Senato e avrebbe successivamente richiesto la ratifica di 38 dei 50 Stati americani.
La votazione è stata organizzata dalla leadership Repubblicana con l’obiettivo di costringere i Democratici a prendere posizione sulla possibilità di ampliare la Corte Suprema qualora riconquistassero il controllo del Congresso nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre.
Il presidente della Camera Mike Johnson ha accusato i Democratici di voler aumentare il numero dei giudici per indebolire l’attuale maggioranza conservatrice.
“Uno dei loro obiettivi è riempire la Corte Suprema”, aveva dichiarato alla vigilia del voto.
Il presidente Donald Trump ha nominato tre giudici durante i suoi mandati, contribuendo a creare l’attuale maggioranza conservatrice di sei a tre.
Negli ultimi anni la Corte ha annullato il diritto federale all’aborto, ampliato i diritti sulle armi, limitato i poteri delle agenzie federali e consentito a Trump di attuare una parte consistente della propria agenda nel secondo mandato.
Alcuni Democratici hanno presentato proposte per portare il numero dei giudici a 13, sostenendo che il Congresso debba conservare questa possibilità.
Il deputato Democratico Jamie Raskin ha definito il voto Repubblicano un’operazione politica in vista delle elezioni, accusando il partito di Trump di temere una sconfitta a novembre.
La Costituzione americana non stabilisce il numero dei giudici della Corte Suprema. Nel corso della storia il Congresso lo ha modificato più volte, portandolo da un minimo di cinque a un massimo di dieci. Il numero è fermo a nove dal 1869.
Un precedente celebre risale al 1937, quando il presidente Democratico Franklin D. Roosevelt tentò senza successo di aggiungere fino a sei giudici dopo che la Corte aveva bocciato parti del New Deal.
Il deputato Repubblicano Andy Biggs ha richiamato proprio quel precedente, sostenendo che modificare la composizione della Corte per ragioni ideologiche rappresenterebbe un tentativo di alterare l’equilibrio tra i poteri.
Il voto di ieririentra nella pratica dei cosiddetti “messaging bills”, provvedimenti destinati spesso a fallire ma utilizzati dai partiti per definire il terreno dello scontro politico e costringere gli avversari a pronunciarsi su temi controversi.