CANBERRA - La crescita dei deepfake politici generati con l’intelligenza artificiale e il deterioramento della fiducia nelle campagne elettorali spingono un nuovo tentativo di introdurre leggi sulla verità nella pubblicità politica.

La deputata indipendente Zali Steggall presenterà in giornata un nuovo disegno di legge per colpire la propaganda elettorale ingannevole, sostenendo che la richiesta arriva direttamente dall’opinione pubblica. “La verità nella pubblicità politica ha un ampio sostegno, anche tra gli elettori di One Nation - ha detto ospite di AAP -. Tutti percepiscono che ci siano menzogne. Tutti vogliono che il livello di fiducia aumenti”.

Il testo prevede la creazione di un organismo per gli standard della pubblicità politica, incaricato di applicare un codice etico formale. Gli annunci dovrebbero essere veritieri, accurati e sostenuti da prove. I contenuti generati con l’intelligenza artificiale, o comunque capaci di ingannare gli elettori, dovrebbero essere indicati chiaramente come tali.

È su questo punto che parti della campagna “fire the liar” di One Nation potrebbero finire nel mirino. L’iniziativa, lanciata dopo le promesse disattese del budget sull’imposta sulle plusvalenze, all’aggiornamento di ieri, aveva raccolto 4,7 milioni di dollari. La promozione è stata accompagnata da immagini artefatte generate dall’AI, tra cui una raffigurazione del primo ministro Anthony Albanese davanti alla Sydney Opera House illuminata con lo slogan della campagna.

Secondo la proposta, immagini costruite artificialmente dovrebbero essere etichettate come generate dall’intelligenza artificiale. Il nuovo organismo potrebbe inoltre ordinare la modifica o la rimozione di annunci considerati ingannevoli. Le violazioni potrebbero comportare multe fino a 300mila dollari.

Steggall ha precisato che i comitati elettorali avrebbero comunque il diritto di definire il primo ministro “bugiardo” o di avanzare altre accuse, purché possano sostenerle con prove. “Se viene presentato come opinione, è consentito”, ha detto.

Nel mirino potrebbero finire anche altri contenuti recenti, tra cui immagini manipolate di indipendenti dipinti come deputati dei Verdi e post della campagna Laburista su TikTok contro Peter Dutton. La proposta riguarda solo il materiale autorizzato a fini elettorali, non le opinioni o le dichiarazioni pubbliche dei politici.

Per Steggall, il punto centrale è limitare disinformazione e informazioni false durante le campagne, come accaduto nel referendum sulla Voce Aborigena al Parlamento, quando circolarono messaggi secondo cui l’organo avrebbe potuto prevalere sul Parlamento. “Non era corretto sul piano fattuale”, ha detto.

Un sondaggio dell’Australian Democracy Network pubblicato a giugno ha rilevato che il 70% degli elettori sostiene leggi sulla verità nella pubblicità politica. Per Steggall è il quinto tentativo dal 2021. Questa volta, la deputata sostiene di aver risposto alle obiezioni del governo, separando il controllo dalla Australian Electoral Commission per proteggerne l’imparzialità.