PAVIA - Si concentra sull’impronta numero 33 uno dei principali fronti dello scontro tra i consulenti della Procura di Pavia e quelli della difesa nell’inchiesta su Andrea Sempio per il delitto di Garlasco.
La traccia, repertata sul vano delle scale vicino al punto in cui il 13 agosto 2007 venne trovato il corpo di Chiara Poggi, ed è considerata dagli investigatori uno degli elementi centrali dell’indagine.
Secondo i consulenti della Procura, Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli, sarebbe compatibile con il palmo della mano destra di Andrea Sempio, una conclusione contestata dai consulenti della difesa, Luciano Garofano e Luigi Bisogno, che mettono in dubbio il metodo utilizzato per l’analisi dell’impronta.
Secondo i due esperti, i consulenti dei pm avrebbero utilizzato il software “Lapics PrintQuest” per identificare automaticamente i quindici punti caratteristici attribuiti a Sempio, senza dichiararlo esplicitamente nella relazione tecnica.
“La presenza si riduce esclusivamente a numeri e micro-segnali di colore verde che non sono assolutamente idonei per una oggettiva identificazione delle minuzie”, sostengono Garofano e Bisogno, contestando anche la mancanza di una descrizione dettagliata e di documentazione fotografica dei punti identificativi.
I consulenti della Procura respingono però le accuse. Nella loro relazione spiegano che il colore verde utilizzato per evidenziare le minuzie è stato scelto soltanto per garantire maggiore contrasto visivo rispetto ai toni rossi dominanti nell’immagine dell’impronta.
“Non è stato utilizzato alcun software per l’analisi della 33”, scrivono Caprioli e Iuliano, precisando che il sistema richiamato dalla difesa utilizza il verde per ricostruire lo “scheletro” dell’impronta papillare.
Parallelamente, gli investigatori stanno cercando di ricostruire anche aspetti della vita personale e delle abitudini dell’indagato, e i pm hanno firmato un ordine di esibizione nei confronti di Amazon per acquisire lo storico completo degli acquisti effettuati da Andrea Sempio fin dalla creazione del suo account.
La richiesta era stata preceduta da una prima istanza inviata nel febbraio 2025, a cui la società aveva risposto solo parzialmente.
Secondo quanto riportato negli atti, la società aveva trasmesso informazioni limitate ai generi letterari acquistati, ai dati di pagamento e agli indirizzi di spedizione, ritenendo “particolarmente sensibili” i dati completi relativi ai contenuti acquistati.
Con il nuovo ordine di esibizione, la Procura ha chiesto tutti gli indirizzi di consegna utilizzati, i metodi di pagamento registrati, l’elenco completo degli acquisti effettuati e anche i contenuti consultati attraverso gli account Prime, compresi musica, libri e film.