CITTÀ DEL MESSICO – Mentre le strade si riempiono di tifosi e l’attenzione internazionale è concentrata sul Mondiale di calcio ospitato da Messico, Stati Uniti e Canada, centinaia di familiari di persone scomparse marciano nelle principali città messicane per ricordare una delle più gravi crisi umanitarie del Paese.

Con fotografie, fiaccole e striscioni, le cosiddette Madres Buscadoras – madri che da anni cercano figli e figlie scomparsi – hanno approfittato della visibilità garantita dal torneo per chiedere alle autorità di dedicare alla ricerca dei desaparecidos lo stesso impegno e le stesse risorse impiegate per l’organizzazione dell’evento sportivo.

Da oltre vent’anni, l’aumento della violenza legata alla criminalità organizzata e alle attività dei cartelli ha alimentato il fenomeno delle sparizioni forzate in Messico. In risposta a quella che molte organizzazioni definiscono una crisi strutturale dello Stato, sono nati centinaia di collettivi di familiari che conducono ricerche sul campo, spesso con risorse proprie e in condizioni di elevato rischio.

Nelle ultime settimane, diverse manifestazioni hanno accompagnato l’avvio del Mondiale. Alcune attiviste hanno persino trasformato lo slogan governativo “La pelota vuelve a casa” (“La palla torna a casa”) in “La pelota a casa, ¿ellos cuándo?” (“La palla torna a casa, e loro quando?”), riferendosi ai propri cari scomparsi. 

A Città del Messico è stato allestito un presidio permanente presso il monumento l’Ángel de la Independencia, mentre proteste pacifiche si sono svolte nei pressi degli impianti sportivi. Le famiglie marciano con la maglia della nazionale e il simbolo di una pala sul petto, strumento che richiama le ricerche effettuate autonomamente nei terreni dove vengono rinvenute fosse clandestine.

La sera precedente alla partita inaugurale, oltre 400 donne appartenenti a organizzazioni come Luz de Esperanza, Madres del Ajusco e Buscadoras de Zacatecas hanno partecipato alla marcia “Iluminemos la búsqueda”, percorrendo la Calzada de Tlalpan verso lo Stadio Azteca. Le manifestanti hanno chiesto al governo della presidente Claudia Sheinbaum di investire nella ricerca delle vittime lo stesso sforzo dispiegato per l’organizzazione del torneo. La risposta delle autorità è stata un imponente schieramento di forze antisommossa che ha bloccato l’accesso alle aree circostanti lo stadio.

La protesta ha evidenziato anche il divario tra i 23 miliardi di pesos destinati ai lavori di riqualificazione urbana collegati al Mondiale e la cronica carenza di risorse denunciata dagli uffici giudiziari e dai servizi forensi impegnati nell’identificazione delle vittime. Per molte famiglie è difficile accettare che lo Stato investa in infrastrutture e campagne celebrative mentre il Paese continua a registrare numeri record di persone scomparse.

Secondo i dati ufficiali, in Messico risultano oggi oltre 135.000 persone desaparecidas. Non esiste invece un censimento delle donne impegnate nella loro ricerca. Il Centro per i Diritti Umani Miguel Agustín Pro Juárez stima l’esistenza di circa 500 collettivi distribuiti in tutto il Paese, alcuni dei quali contano tra 100 e 150 membri.

Dal 2019, le famiglie organizzate hanno contribuito al ritrovamento di circa 1.230 persone decedute in fosse clandestine e alla localizzazione in vita di oltre 1.300 persone. Tra i gruppi più attivi figurano Madres y Guerreras Buscadoras de Sonora, Mariposas Buscando Corazones y Justicia, Ángeles de Pie por Ti e Corazones sin Justicia. Queste realtà si inseriscono in una lunga tradizione di mobilitazione civile che affonda le proprie radici nei movimenti sorti durante la cosiddetta “guerra sporca” degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, come il Comitato Eureka.

Un ruolo centrale è svolto dal Movimiento por Nuestros Desaparecidos en México (MNDM), una rete nata nel 2015 che ha contribuito all’approvazione della Legge Generale sulle Sparizioni, entrata in vigore nel 2018. Tuttavia, la ricerca dei desaparecidos continua a essere un’attività estremamente pericolosa.

Numerose madri e familiari hanno ricevuto minacce di morte per il loro attivismo, e alcune sono state assassinate. Tra i casi più noti vi sono quelli di Arantza Ramos Gurrola, uccisa nel 2021 mentre cercava il marito scomparso; Rosario Lilian Rodríguez Barraza, assassinata il 30 agosto 2022, Giornata internazionale delle vittime di sparizione forzata; e María Carmela Vázquez, uccisa alla fine del 2022 mentre cercava il figlio scomparso, dopo che anche sua figlia era stata assassinata per lo stesso motivo.

Il MNDM denuncia da anni l’assenza di adeguate misure di protezione per chi conduce le ricerche e chiede l’apertura di un tavolo permanente con le autorità per affrontare il tema della sicurezza dei familiari.

Intanto, a pochi chilometri dallo Stadio Akron di Guadalajara, uno dei principali impianti del Mondiale, continuano a emergere nuove fosse clandestine contenenti centinaia di resti umani