PECHINO - La Cina torna ad alzare il livello dello scontro commerciale con Washington. Le autorità cinesi hanno annunciato nuove restrizioni alle esportazioni e agli appalti pubblici nei confronti di decine di aziende statunitensi, segnando un ulteriore irrigidimento delle relazioni economiche tra le due maggiori potenze mondiali. 

Il ministero del Commercio cinese ha inserito dieci società statunitensi nella propria lista di controllo delle esportazioni, tra cui il produttore di terre rare MP Materials e l’azienda specializzata in droni Teal Drones. La decisione impedisce agli esportatori cinesi di fornire a queste società beni a duplice uso e vieta inoltre a organizzazioni e individui stranieri di trasferire loro prodotti a duplice uso di origine cinese.  

Parallelamente, il ministero delle Finanze ha disposto il divieto per le amministrazioni centrali e locali di acquistare prodotti realizzati da 46 aziende statunitensi. Tra le società coinvolte figurano Boeing Defense, Space & Security, la divisione militare del gruppo Boeing, Lockheed Martin, Raytheon Missiles & Defense e Anduril Industries, attiva nello sviluppo di sistemi autonomi per la difesa. 

Secondo il ministero del Commercio, la stretta rappresenta una risposta alla “pratica flagrante” del governo degli Stati Uniti di inserire imprese cinesi nella lista delle cosiddette aziende militari cinesi. All’inizio del mese il Pentagono aveva infatti classificato oltre una decina di gruppi cinesi, tra cui Alibaba e Byd, come società presumibilmente collegate all’Esercito popolare di liberazione. 

Le nuove misure arrivano a poche settimane dal tentativo di disgelo tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping che, durante il loro incontro a Pechino, a metà maggio, avevano cercato di costruire una base di “stabilità strategica costruttiva” nei rapporti bilaterali.

In quell’occasione Boeing aveva ottenuto un ordine cinese per almeno 200 aeromobili, mentre il presidente della società per la Cina, Landon Loomis, ha partecipato domenica a un forum dell’Apec nella capitale cinese, secondo quanto riferito dai media locali. 

Nonostante quei segnali di apertura, le tensioni sono tornate a crescere rapidamente. All’inizio di giugno, l’Ufficio del rappresentante per il commercio degli Stati Uniti aveva prospettato nuovi dazi nei confronti di 60 economie, inclusa la Cina, accusandole di non aver affrontato adeguatamente il problema del lavoro forzato nelle proprie catene di approvvigionamento. 

Pechino aveva già fatto ricorso ai controlli sulle esportazioni per rispondere ai dazi e alle altre misure commerciali introdotte da Washington nell’ultimo anno. Alcune aziende finite nelle liste nere cinesi erano state successivamente rimosse o avevano beneficiato di una sospensione delle restrizioni nell’ambito della tregua commerciale concordata da Trump e Xi durante il loro incontro in Corea del Sud, alla fine di ottobre. 

Particolarmente significativa appare la decisione di colpire MP Materials, che evidenzia la rottura dei rapporti tra il produttore statunitense di terre rare e il gruppo cinese Shenghe Resources Holding. Per anni le due società hanno collaborato attraverso un accordo che prevedeva l’acquisto da parte di Shenghe della quasi totalità dei concentrati di terre rare prodotti da MP. L’intesa è scaduta alla fine del 2025 e non è stata rinnovata. 

Nel suo ultimo rapporto trimestrale, MP Materials ha dichiarato di aver interrotto tutte le vendite verso clienti cinesi e di non aver esteso l’accordo con Shenghe dopo la scadenza del gennaio 2026. 

La società statunitense ha nel frattempo rafforzato i propri legami con Washington. Lo scorso luglio ha firmato un partenariato pubblico-privato con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che prevede un investimento da 1,25 miliardi di dollari per aumentare la capacità produttiva, ulteriori incentivi pubblici per 200 milioni di dollari e un impegno decennale del Pentagono all’acquisto di magneti prodotti dall’azienda. 

Gli annunci di Pechino sono arrivati nel giorno di apertura della China International Supply Chain Expo, la manifestazione sostenuta dal governo cinese per promuovere la cooperazione internazionale nelle catene di approvvigionamento globali. Assente, però, uno dei protagonisti dell’edizione precedente: l’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang. “Vorrei poter essere lì con voi a Pechino”, ha dichiarato in un videomessaggio trasmesso dall’emittente statale Cctv.