LATINA - La madre, il compagno della donna e il nonno di Sarah e Alisya – le due sorelle di 12 e 16 anni ritrovate a Formia dopo quindici giorni di ricerche – sono stati fermati all’alba con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso. 

Le ragazze erano scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla casa-famiglia di Civitella Alfedena, in Abruzzo, dove erano ospitate dal 2024, e sono state trovate domenica dai carabinieri in un appartamento nel quartiere Rio Fresco, a Formia, in provincia di Latina. 

La madre è stata portata nel carcere di Teramo, mentre il compagno e il nonno delle ragazze sono stati trasferiti nel carcere di Sulmona.  

È indagata a piede libero anche l’anziana nella cui abitazione sono state trovate le due sorelle. Secondo quanto emerso, si tratterebbe di una lontana parente acquisita della madre, nipote del marito deceduto della donna. 

“Non sapevo nulla, me l’hanno portate e basta”, ha detto l’ottantenne a RaiNews24, raccontando che le sarebbe stato chiesto di tenere le due bambine e di avere accettato. Ha aggiunto di non sapere che i carabinieri le stessero cercando e di non essere mai uscita con loro. “Io non esco già di mio. Mi dispiace, adesso sto male io”, ha detto. 

Secondo il procuratore D’Angelo, le ragazze sono state trovate in una condizione di isolamento. “Eravamo pronti a trovarci davanti alla porta delinquenti o pazzi, abbiamo trovato una signora di 80 anni”, ha detto in conferenza stampa, raccontando che le ragazzine erano “segregate in una stanza, non potevano uscire né aprire le persiane. Potevano solo vedere la tv”. 

La svolta nelle indagini è arrivata da una videochiamata della madre verso un numero tenuto sotto controllo dagli investigatori. “Tra i tanti difetti della mamma c’era anche quello di mantenere il controllo”, ha spiegato il procuratore, sostenendo che “non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie”. 

Secondo D’Angelo, il numero era intestato a un cittadino pachistano e faceva parte di un gruppo di schede attivate clandestinamente a Napoli pochi giorni prima della scomparsa. Gli investigatori stanno ora verificando se altre persone abbiano avuto un ruolo nell’allontanamento e nella permanenza delle ragazze a Formia. 

Nel giorno della denuncia, i cani molecolari avevano seguito le tracce delle due sorelle fino a una piazzetta di Civitella Alfedena, dove il percorso si era interrotto. “Le ragazze sono salite volontariamente in macchina” con le persone che le hanno poi portate a Formia, ha detto D’Angelo. 

Resta da chiarire quanto a lungo le due sarebbero dovute rimanere nell’appartamento e quale fosse il piano di chi le avrebbe accompagnate. “Non si sa ancora che piano avessero, per quanto tempo sarebbero state ancora lì le ragazze, perché non sono stati ancora svolti gli interrogatori”, ha precisato il procuratore. 

“L’indagine non può essere banalizzata dal titolo ‘trovate a casa della zia a poca distanza da casa della madre’”ha aggiunto, spiegando che sono state controllate decine di abitazioni e persone legate agli alberi genealogici materno e paterno, anche fuori dall’Abruzzo e dal Lazio. 

Sarah e Alisya sono in buone condizioni di salute, ma vivono una situazione di forte stress emotivo, e ora saranno affidate al sindaco di Formia, che dovrà individuare una sistemazione. 

Dopo il ritrovamento, il padre Stefano Di Giacinto ha scritto un messaggio sui social. “Alisya e Sarah sono sane e salve dopo due settimane terribili fatte di ansia, preoccupazione, ma mai ho pensato in negativo”, ha scritto.  

Il giorno prima del ritrovamento, la madre aveva manifestato sconforto al suo avvocato, Enrico Mastantuono. “Temo siano morte”, aveva detto, sostenendo che se fossero state vive avrebbero trovato il modo di tornare da lei. Sabato, al contrario, il padre si era detto fiducioso: “Il mio cuore mi dice che stanno ancora bene”. 

Le indagini, coordinate dalla Procura di Sulmona, proseguono per ricostruire ogni fase dell’allontanamento e accertare eventuali altre responsabilità.