WASHINGTON - Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth si prepara a due audizioni cruciali davanti al Congresso in un clima di crescente tensione. Domani sarà ascoltato dalla Commissione Servizi Armati della Camera (nel suo primo intervento pubblico dall’inizio del conflitto tra Iran e Israele) mentre giovedì comparirà davanti alla medesima commissione del Senato. Quest’ultimo appuntamento è considerato il più critico: Hegseth dovrà difendere le sue scelte in un momento in cui la fiducia dei senatori repubblicani nei suoi confronti sembra ai minimi storici.
Accompagnato dal Capo dello Stato Maggiore Congiunto, il generale Dan Caine, Hegseth presenterà la mastodontica richiesta di budget da 1.500 miliardi di dollari voluta dalla presidenza Trump.
Il piano prevede investimenti massicci per modernizzare l’apparato bellico statunitense, destinando 750 miliardi di dollari al sistema di difesa missilistica “Golden Dome” e 102 miliardi allo sviluppo e all’acquisto di nuovi velivoli, inclusi 85 caccia F-35 all’anno e fondi per i sistemi di prossima generazione come il bombardiere B-21 e il caccia F-47. Sono inoltre previsti 75 miliardi per i droni e le tecnologie di contrasto e 65 miliardi per il potenziamento della Marina, attraverso la costruzione di 18 navi da guerra e 16 unità di supporto.
Nonostante l’ambizioso piano economico, la posizione politica di Hegseth è fragilizzata da una fronda interna al suo stesso partito. Secondo fonti di The Hill, se dovesse affrontare oggi un processo di conferma, Hegseth non otterrebbe i voti necessari.
A far scattare l’allarme sono state le epurazioni ai vertici militari, in particolare il siluramento del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Randy George, e del Segretario della Marina, John Phelan, mosse in cui molti “falchi” della difesa vedono uno svuotamento delle competenze tecniche.
A ciò si aggiungono i dubbi del senatore Thom Tillis sulla capacità di Hegseth di gestire una burocrazia complessa come quella del Pentagono; Tillis ha infatti paragonato la sua mancanza di esperienza a quella dell’ex Segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, recentemente rimossa da Trump.
Ad aggravare il quadro ci sono i rapporti tesi con il Segretario dell’Esercito, Dan Driscoll, stretto alleato del Vicepresidente JD Vance. Alcune indiscrezioni pubblicate dal Wall Street Journal suggeriscono che lo stesso Vance nutrirebbe sfiducia verso Hegseth, accusandolo di aver gestito in modo opaco le informazioni sulla guerra con l’Iran e di aver nascosto i reali numeri relativi all’esaurimento delle scorte di sistemi missilistici.
Il portavoce della Difesa, Sean Parnell, ha cercato di smorzare le polemiche dichiarando che Hegseth non commenterà le singole partenze degli ufficiali, ma sottolineando che una riforma profonda del dipartimento non sarebbe possibile senza un ricambio della leadership. Le audizioni di domani e giovedì diranno se Hegseth riuscirà a mantenere la guida della difesa o se la pressione del Congresso diventerà insostenibile.