MELBOURNE – Una tesi di dottorato mai pubblicata e l’analisi di fossili microscopici hanno permesso di chiarire l’origine dei Twelve Apostles, le celebri formazioni rocciose lungo la Great Ocean Road nel Victoria.
Lo studio, condotto dalla University of Melbourne, ricostruisce oltre 14 milioni di anni di evoluzione geologica, offrendo una spiegazione dettagliata di come si siano formate le scogliere e i pilastri che ogni anno attirano milioni di visitatori.
Secondo i ricercatori, le rocce hanno avuto origine sul fondo dell’oceano milioni di anni fa, a partire dai resti di organismi marini. Gli strati più antichi risalgono a circa 15 milioni di anni fa, mentre il calcare che costituisce le scogliere si è formato tra 14,1 e 8,6 milioni di anni fa. Le nuove stime indicano quindi un’età leggermente inferiore rispetto a quanto ipotizzato in precedenza.
Nel tempo, movimenti della crosta terrestre hanno sollevato, inclinato e fratturato questi strati, portandoli alla superficie lungo la costa. Le onde hanno poi scolpito grotte e archi nel calcare, che successivamente sono crollati dando origine alle colonne isolate visibili oggi.
Un elemento chiave della ricerca è stato il recupero di campioni raccolti negli anni Sessanta da Clifford Mallett, allora dottorando. La sua tesi non fu mai pubblicata, ma i materiali furono conservati e si sono rivelati decisivi, soprattutto perché provenienti da porzioni della scogliera oggi non più accessibili.
Gli scienziati hanno utilizzato fossili microscopici contenuti nelle rocce per datare con precisione le varie fasi della formazione. “Gli strati rocciosi funzionano come anelli degli alberi: conservano tracce dell’ambiente in cui si sono formati”, ha spiegato il responsabile dello studio Stephen Gallagher.
Nonostante l’antichità delle rocce, le strutture visibili oggi sono relativamente recenti: molte si sono formate solo negli ultimi millenni, dopo l’ultima era glaciale.
La ricerca, pubblicata sull’Australian Journal of Earth Sciences, mette in evidenza anche la fragilità del sito. L’erosione continua infatti a modificare la costa, con crolli e trasformazioni che proseguono nel tempo.
Gli studiosi intendono ora utilizzare queste formazioni come archivio naturale per analizzare l’evoluzione del clima, dei livelli del mare e dell’attività geologica, offrendo indicazioni utili anche per comprendere le dinamiche del cambiamento climatico attuale.