LONDRA – È subito polemica politica sull’impennata dell’inflazione nel Regno Unito a marzo, stimata dal dato mensile dell’Office for National Statistics (ONS) al 3,3%, sullo sfondo dei primi effetti del terremoto che ha investito il mercato dell’energia e il commercio globale in seguito all’attacco degli Usa e di Israele contro l’Iran.

Secondo il report dell’ONS, i prezzi al consumo registrano un incremento dello 0,7% su base mensile, superiore al +0,6% atteso e in accelerazione rispetto al +0,4% del mese precedente. Su base annua, la crescita dell’inflazione si è attestata al 3,3%, in linea con le attese, rispetto al 3% del mese precedente. Il dato core dell’inflazione, che esclude le componenti più volatili quali cibo e carburanti, è risultato invece in aumento dello 0,4% su base mensile, contro il +0,5% del consensus, dopo il +0,6% di febbraio. 

La variazione tendenziale si attesta al 3,1%, inferiore al 3,2% precedente ed atteso. La crescita dei prezzi legata ai fattori produttivi viene confermata anche dai dati dei prezzi alla produzione (output) che hanno registrato a marzo un aumento dello 0,9% su base mensile, dopo il -0,5% del mese precedente, ma inferiore al +1% atteso.

A livello annuale, si è registrata una variazione pari a +2,6%, rispetto al +1,8% del mese precedente. L’indice core, al netto di cibo, bevande, tabacchi e petrolio, ha registrato un incremento dello 0,2% su mese (-0,7% il mese precedente), mentre conferma un aumento del 2% su base annuale come il mese precedente.

Il governo laburista di Keir Starmer - in affanno fra crisi di consensi, scandali e i precedenti dati economici negativi a livello nazionale - sottolinea il legame fra questa ennesima tegola e i contraccolpi del conflitto in Medio Oriente. “Non è la nostra guerra, ma fa salire le bollette”, ha commentato la cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves.