WASHINGTON – L’azzardo in Virginia ha pagato e i dem hanno vinto martedì il referendum per ridisegnare a proprio favore i distretti elettorali dello Stato in vista del voto di midterm. Un risultato (51,6% Sì contro 48,4% No) contestato duramente dal presidente statunitense Donald Trump che, in un post su Truth, ha parlato di “elezione truccata”, accusando il voto per corrispondenza che, a suo dire, avrebbe ribaltato l’esito, in linea con le contestazioni del 2020, quando perse le presidenziali contro Joe Biden.
“Da un rapporto di sei a cinque si è passati a dieci a uno”, ha rimarcato Trump nel post sul riequlibrio dei distretti a favore dei dem, che hanno il potenziale per conquistare 4 nuovi seggi alla Camera Usa a novembre. “Eppure, le elezioni presidenziali (vinte contro Kamala Harris, ndr) si erano concluse con una ripartizione quasi perfetta, 50 e 50. Oltre a tutto il resto, la formulazione del referendum era volutamente incomprensibile e ingannevole. Come tutti sanno, sono una persona straordinariamente brillante; eppure, persino io non ho capito di che diavolo stessero parlando in quel referendum - e non l’hanno capito nemmeno loro! Vediamo se i tribunali porranno rimedio a questa farsa della ‘Giustizia’”, ha concluso Trump.
I democratici hanno iniziato i festeggiamenti, contestualmente all’arrivo di dati sempre più favorevoli. Don Scott, speaker della Camera dei Delegati dello Stato, ha rimarcato in una nota che “la Virginia ha appena cambiato la traiettoria delle elezioni di metà mandato del 2026”. Mentre molti s’aspettavano che i democratici “si piegassero e facessero i morti, abbiamo fatto l’esatto opposto” - ha rincarato Hakeem Jeffries, leader democratico alla Camera Usa in rappresentanza di New York -. “I democratici non hanno fatto un passo indietro. Abbiamo reagito. Quando loro scendono in basso, noi colpiamo duro”.
La nuova mappa dei collegi potrebbe eliminare quattro dei cinque seggi ora nel controllo dei repubblicani in vista delle elezioni di midterm del 2026, fornendo ai democratici un impulso decisivo per riconquistare la Camera dei Rappresentanti. La vicenda porta la battaglia nazionale sulla ridefinizione dei distretti elettorali in una situazione di sostanziale parità, neutralizzando il vantaggio che i repubblicani si erano costruiti nel 2025, quando avevano ridisegnato le mappe in Texas e altri Stati per ottenere un vantaggio al voto di metà mandato.
La lotta nazionale del ‘gerrymandering’, la manipolazione dei distretti elettorali al fine di rafforzare le posizioni di vittoria in vista del voto di novembre, è iniziata la scorsa estate su iniziativa del Texas, controllato dai repubblicani, con la benedizione del tycoon. Poi ha risposto la California, spostando a sinistra cinque distretti in mano ai repubblicani e neutralizzando la mossa texana. E anche Missouri e Carolina del Nord hanno seguito l’esempio allo scopo di sottrarre un seggio ciascuno ai democratici.
Con gli sviluppi in Virgina, diventa sempre più in salita la strada di Trump per mantenere il controllo del Grand Old Party al Senato e alla Camera, con il gradimento del tycoon ai minimi sotto il peso della guerra all’Iran. L’importanza del voto in Virginia sta nei numeri: attualmente, i repubblicani controllano la Camera con 218 seggi contro 213.
“Grazie per averci mostrato cosa significa difendere la nostra democrazia e reagire”, ha festeggiato sui social l’ex inquilino della Casa Bianca, Barack Obama, tra le personalità pro-riforma di più alto profilo a essere scese in campo. “Ciò che conta di più è che gli elettori della Virginia abbiano votato e approvato il referendum.
Tutto è iniziato quando Trump ha detto di aver diritto ai seggi al Congresso, e la legislatura del Texas ha risposto ridefinendo i distretti elettorali senza coinvolgere la cittadinanza”, ha commentato soddisfatta la governatrice dem dello Stato, Abigail Spanberger, eletta lo scorso anno con oltre il 70% dei voti.
I repubblicani, tuttavia, hanno contestato l’iniziativa. In una nota, il deputato Richard Hudson, a capo dell’organismo Gop preposto alle campagne elettorali, ha definito l’iniziativa una “sfacciata appropriazione di potere”, affermando che lo stretto scarto dei voti tra i due fronti, pari a quasi 100mila voti, “conferma che la Virginia è uno Stato ‘purple’, conteso da repubblicani e democratici”, da non meritare “un gerrymandering così spinto”. E i tribunali “dovrebbero annullare la nuova mappatura”.