MELBOURNE - Kawsar Ahmad, 53 anni, e Zeinab Ahmad, 31, presenteranno oggi domanda di rilascio dietro cauzione dinanzi alla Melbourne Magistrates Court, dopo una breve comparizione venerdì in cui sono state rinviate in custodia.

Le due facevano parte di un gruppo più ampio di donne e minori rientrati in Australia giovedì, dopo anni trascorsi nel campo per sfollati di Al Roj, nel nord-est della Siria. Il loro arrivo era stato segnato da scene caotiche in aeroporto, con tensioni tra media, accompagnatori e polizia.

Kawsar e Zeinab Ahmad sono accusate di diversi reati, tra cui crimini contro l’umanità e violazioni in materia di schiavitù, che sarebbero stati commessi in Siria. Secondo gli inquirenti, Kawsar Ahmad, conosciuta anche come Abbas, sarebbe partita per la regione nel 2014 con il marito e i figli.

La polizia sostiene che la donna sia stata complice nell’acquisto di una schiava per 10mila dollari americani e che l’abbia poi tenuta consapevolmente nella propria abitazione. Le accuse includono riduzione in schiavitù, possesso di una schiava, uso di una schiava e traffico di schiavi.

I documenti depositati in tribunale indicano che i fatti contestati sarebbero avvenuti tra giugno 2017 e novembre 2018 in diverse località della provincia siriana di Deir ez-Zu, tra cui Mayadin, Hajin, Gharanji, Bahra, Abu Hamam e Walaa.

Zeinab Ahmad è accusata, nello stesso periodo, di aver consapevolmente tenuto una schiava nella propria abitazione in Siria. Per lei le imputazioni riguardano riduzione in schiavitù e uso di una schiava.

Secondo gli atti, la condotta delle due donne sarebbe stata commessa “intenzionalmente o consapevolmente” come parte di un attacco diffuso o sistematico contro una popolazione civile. La formulazione colloca il caso su un piano molto più grave rispetto a una normale accusa penale, perché richiama il quadro dei crimini contro l’umanità.

La polizia ha reso noto che le due furono fermate dalle forze curde nel 2019 e trattenute con altri familiari nel campo di Al Roj. Sono tra le tre rimpatriate incriminate dopo un’indagine durata quasi dieci anni, iniziata dopo la partenza di alcune donne verso il Medio Oriente con partner che avrebbero voluto combattere per l’ISIS.

Una terza donna, Janai Safar, 32 anni, arrivata a Sydney, è stata accusata di ingresso in un’area proibita e appartenenza a un’organizzazione terroristica. La sua richiesta di cauzione è stata respinta per la gravità delle accuse e tornerà in tribunale a luglio.