WASHINGTON - A distanza di anni dalla morte di Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni, il tribunale di New York ha reso pubblica una sua presunta lettera di suicidio. Il documento è emerso nell’ambito del procedimento penale a carico di Nicholas Tartaglione, ex compagno di cella di Epstein e condannato per quadruplice omicidio.
Il biglietto, scritto su carta a righe con una grafia disordinata e a tratti a malapena leggibile, rivela lo stato d’animo di Epstein e la sua posizione difensiva rispetto alle pesanti accuse che pendevano su di lui.
“Hanno indagato per mesi — non hanno trovato nulla!!!” si legge nel testo diffuso su ordine del giudice Kenneth Karas. La nota sembrerebbe proseguire con un riferimento diretto alle indagini: “Quindi accuse su una sedicenne portano a questo risultato!“. Verso la fine, il tono si fa più cupo e rassegnato: “È un privilegio poter scegliere il momento in cui dire addio. Cosa vuoi che faccia? Che scoppi a piangere!! Non è divertente — non ne vale la pena!!“.
Secondo quanto dichiarato da Tartaglione, il biglietto non risalirebbe al giorno del decesso del finanziere, ma sarebbe stato trovato all’interno di un libro nel luglio 2019, poche settimane prima della morte definitiva di Epstein. Il ritrovamento sarebbe avvenuto subito dopo un precedente tentativo di suicidio fallito, mentre entrambi si trovavano nel Metropolitan Correctional Center di New York.
La lettera era rimasta secretata per anni per non interferire con i procedimenti giudiziari in corso, ma è stata infine declassificata in risposta a una richiesta ufficiale presentata dal New York Times.
Nonostante il documento non sia ancora stato ufficialmente autenticato dalle autorità competenti, la sua pubblicazione riaccende il dibattito su uno dei casi di cronaca più controversi degli ultimi decenni. Sebbene la morte di Epstein, avvenuta nell’agosto del 2019, sia stata formalmente classificata come suicidio, numerose lacune nella sicurezza carceraria (tra cui il mancato funzionamento delle telecamere di sorveglianza e la negligenza del personale di guardia) continuano ad alimentare dubbi sulla versione ufficiale dei fatti.