KIEV - A partire dalla mezzanotte di oggi, entrerà ufficialmente in vigore una tregua unilaterale di due giorni proclamata dal Cremlino per l’8 e il 9 maggio. Il cessate il fuoco, confermato dal portavoce Dmitry Peskov, coincide con l’81° anniversario della vittoria sul nazismo, ma giunge dopo che Mosca ha ignorato una proposta analoga avanzata da Kiev all’inizio della settimana, innescando un duro scambio di accuse tra le due capitali.
La Giornata della Vittoria si svolgerà quest’anno in un clima di estrema allerta. Per timore di attacchi con droni ucraini, le celebrazioni sono state drasticamente ridimensionate: straordinariamente, la parata di Mosca si terrà senza l'esibizione di equipaggiamento militare pesante, come carri armati e missili, per minimizzare i rischi.
In diverse località del Paese gli eventi sono stati ridotti o annullati, mentre nella capitale sono state imposte restrizioni all'uso di Internet e dei segnali GPS. Parallelamente, il Ministero degli Esteri russo ha esortato le ambasciate straniere a evacuare tempestivamente il personale da Kiev, avvertendo del rischio di inevitabili attacchi di rappresaglia sui centri decisionali della capitale ucraina qualora la parata moscovita venisse ostacolata.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha respinto l’offerta russa, definendola una mossa cinica mirata solo a proteggere lo svolgimento della parata. Zelensky ha accusato Mosca di non aver mai interrotto le attività militari nonostante i proclami, segnalando attacchi continui nelle regioni di Donetsk, Kharkiv e Kherson.
“La Russia ha condotto una guerra a tal punto che la sua parata principale ormai dipende da noi”, ha affermato il leader ucraino, assicurando che Kiev risponderà “in modo speculare” a ogni aggressione subita durante queste ore.
Sul fronte diplomatico, le prospettive di un accordo restano lontane. Il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha gelato le speranze di un nuovo round di negoziati trilaterali con gli Stati Uniti, sostenendo che Kiev debba prima compiere un “passo serio”: il ritiro delle proprie forze dal Donbass. Secondo Ushakov, solo dopo questo arretramento si potrebbero aprire “seria discussioni su un accordo duraturo”, liquidando gli attuali tentativi di mediazione come una “perdita di tempo”.
Mentre la tregua sta per scattare, la tensione sul campo resta altissima. Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver abbattuto 347 droni ucraini nella sola notte scorsa, diretti verso numerose regioni tra cui Mosca, la Crimea e il Mar Nero. A Bryansk si registrano almeno 13 feriti, tra cui un bambino, a causa dei frammenti caduti, confermando come la vigilia dell’8 maggio sia tutt’altro che pacifica.