SYDNEY - Gli esportatori di gas saranno obbligati a destinare al mercato australiano il 20 per cento del prodotto previsto per l’export, misura imposta nel tentativo di contenere i prezzi dell’energia e prevenire carenze strutturali sulla East coast.
Il ministro dell’Energia Chris Bowen ha presentato oggi a Sydney i dettagli del piano, che entrerà in vigore dal luglio 2027.
La misura creerà una riserva di gas per il mercato interno, applicata ai terminali del Queensland e del Northern Territory. Riguarderà solo i nuovi contratti firmati dopo l’entrata in vigore dell provvedimento, evitando quindi di modificare gli accordi già esistenti. Per il governo Albanese, si tratta di un intervento necessario per riportare equilibrio in un settore in cui l’Australia esporta enormi quantità di gas ma continua a subire pressioni sui prezzi domestici.
“È un modello calibrato con attenzione, che mette al primo posto l’interesse nazionale dell’Australia”, ha detto Bowen. Il ministro ha sottolineato che il Paese era finora l’unico grande esportatore di gas al mondo privo di una qualche forma di politica di riserva. “Questo cambia con il governo Albanese”, ha aggiunto.
Bowen aveva anticipato l’idea di una riserva già a dicembre, incontrando la forte opposizione del settore. Anche oggi ha ammesso che non tutti saranno soddisfatti dalla decisione, ma ha difeso l’impianto del piano come un compromesso tra stabilità degli investimenti, contratti internazionali e necessità di proteggere famiglie e imprese australiane.
Il contesto politico è delicato. Il governo federale sembra intenzionato a escludere nuove tasse sull’export di gas nel bilancio in arrivo martedì, scegliendo invece la strada della riserva obbligatoria. In questo modo Canberra punta a ottenere più forniture per il mercato locale senza aprire un altro fronte fiscale con l’industria energetica.
La decisione viene presa mentre le esportazioni australiane di gas assumono anche un peso diplomatico. Con la guerra in Iran che scuote i prezzi del petrolio e aumenta l’incertezza sulle forniture globali, l’Australia ha usato il proprio gas come leva negoziale nei rapporti con i Paesi del Sud-Est asiatico, cercando al tempo stesso di rafforzare la sicurezza energetica regionale.
Resta da vedere se il piano basterà a far scendere i prezzi. Per i produttori, l’obbligo potrebbe ridurre flessibilità e ricavi. Per il governo, invece, è una correzione attesa da tempo: trattenere una quota del gas australiano in Australia, prima che le famiglie paghino ancora il prezzo di un mercato troppo esposto all’export.