ROMA - Si è conclusa in mattinata l’udienza del Segretario di Stato Usa Marco Rubio con Papa Leone XIV, il primo Pontefice statunitense della storia, al soglio da quasi un anno. Il colloquio nel Palazzo Apostolico, seguito da un incontro con il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, segna il primo contatto di alto livello tra l’amministrazione Trump e la Santa Sede dopo mesi di scontro aperto.
La visita avviene in un clima di tensione straordinaria. Da settimane, il presidente Donald Trump rivolge critiche durissime a Papa Leone XIV, definendolo “debole sul fronte criminale”, “terribile in politica estera” e accusandolo di assecondare la “sinistra radicale”. Al centro del dissenso vi sono l’opposizione del Papa all’operazione militare statunitense in Iran e il suo ruolo di portavoce dei diritti di rifugiati e migranti.
Le tensioni hanno toccato il culmine nelle ultime 48 ore, a partire dall’accusa di Trump secondo cui il Papa sarebbe favorevole al possesso di armi nucleari da parte di Teheran, sostenendo che le posizioni del Pontefice mettano in pericolo i cattolici.
Il Cardinale Parolin ha risposto con fermezza alla replica vaticana, definendo non corretta la narrazione del presidente e ribadendo che la Chiesa considera illecito il possesso di armi atomiche, in linea con una tradizione diplomatica chiarissima. In questo scenario, Papa Leone XIV ha scelto di non scendere nel terreno dello scontro diretto, dichiarando di voler continuare a parlare di pace e chiedendo che le critiche siano fatte con verità.
Nonostante Rubio abbia ufficialmente descritto il viaggio come un “confronto normale”, l’incontro è visto dagli osservatori (tra cui il funzionario vaticano Antonio Spadaro) come un tentativo di tornare alla “diplomazia riservata” per superare i violenti scambi pubblici.
Oltre al dossier iraniano, Rubio (cattolico praticante al suo secondo incontro con il Pontefice) ha portato sul tavolo la questione di Cuba. Sebbene Trump abbia intensificato il blocco economico sull’isola, il Vaticano resta un partner umanitario essenziale e ha mediato la recente liberazione di prigionieri. Altri temi caldi riguardano la persecuzione delle minoranze cristiane in Africa e la sicurezza nello Stretto di Hormuz, il cui blocco minaccia l’economia globale.
La tappa in Vaticano è solo l’inizio della missione romana di Rubio. Domani, il Segretario di Stato incontrerà a Palazzo Chigi la premier Giorgia Meloni, oltre ai ministri Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa).
L’incontro con il governo italiano è cruciale per ricucire i rapporti transatlantici, messi alla prova dalle recenti critiche di Trump verso l’Italia, accusata di non sostenere a sufficienza l’impegno bellico statunitense contro l’Iran. Roma, tuttavia, viene considerata un interlocutore chiave per la gestione delle crisi in Libano e nel Mediterraneo.