WASHINGTON - Le prossime ore potrebbero segnare una svolta decisiva nel conflitto tra Washington e Teheran. Secondo fonti informate citate dalla Cnn, l’Iran potrebbe rispondere già oggi alla nuova proposta di pace in 14 punti consegnata da Donald Trump. Il presidente Usa si è detto “molto ottimista”, ipotizzando che la firma dell’intesa possa arrivare prima della sua missione diplomatica a Pechino, prevista per il 14 e 15 maggio. 

Il tycoon ha scompaginato nuovamente il quadro geopolitico in poche ore. Dopo aver notificato al Congresso la fine dell’operazione Epic Fury (iniziata il 28 febbraio), ha sorpreso gli alleati sospendendo il Project Freedom (l’iniziativa di scorta militare nello Stretto di Hormuz lanciata solo un giorno prima). Trump ha giustificato la frenata spiegando che sono stati compiuti “grandi progressi verso un accordo completo e definitivo”. 

Tuttavia, all’ottimismo si accompagna un duro avvertimento: se Teheran non accetterà le condizioni, i bombardamenti ripartiranno con un’intensità “molto maggiore rispetto a prima”. 

Inoltre, durante un evento alla Casa Bianca, Trump ha assicurato che “gli iraniani vogliono negoziare, le cose stanno andando molto bene. (...) Fino a tre anni fa eravamo lo zimbello del mondo, ora ci rispettano tutti. Finiranno per accettare”. 

Nonostante il clima di fiducia ostentato da Washington, il contenuto della proposta resta spinoso. Teheran sta valutando il documento tra segnali di apertura e forti resistenze: alcune richieste statunitensi sono state infatti bollate come una “resa senza condizioni inaccettabile”. 

I punti critici includono la questione dell’uranio arricchito, con Trump che ha ribadito con fermezza che gli Stati Uniti otterranno i 400 chili attualmente in possesso dell’Iran per neutralizzare ogni ambizione nucleare. Restano inoltre aperti i colloqui sulla libera navigazione nello Stretto di Hormuz, corridoio marittimo vitale per il commercio globale.  

Per quanto riguarda le modalità della firma, è stato escluso un nuovo round di colloqui intermedi, poiché il presidente Trump punta direttamente a un incontro finale alla Casa Bianca per la sigla ufficiale dell’intesa. 

Mentre il capo della diplomazia cinese, Wang Yi, ha ricevuto a Pechino l’omologo iraniano Abbas Araghchi per sollecitare la riapertura di Hormuz, anche il Pakistan gioca un ruolo chiave. Islamabad si è detta pronta a ospitare nuovi colloqui, definendosi “ottimista” sul memorandum in discussione, pur precisando che al momento non sono previsti incontri diretti tra emissari iraniani e statunitensi. 

Il pressing internazionale è massimo: con il viaggio di Trump dal presidente Xi Jinping ormai imminente, la finestra diplomatica per chiudere il conflitto prima del 14 maggio resta stretta, ma, come ammesso dallo stesso tycoon, “assolutamente possibile”.