ROMA - La bella stagione del 2026 si sta rivelando un periodo particolarmente complesso sul fronte sanitario globale, caratterizzato da una mappa variegata di focolai epidemici che interessano diversi continenti. Dalle Americhe all’Africa, fino ad arrivare all’Asia, le autorità internazionali si trovano a fronteggiare una combinazione di infezioni parassitarie, virus stagionali e malattie riemergenti. 

Negli Stati Uniti, l’estate è contrassegnata da diverse criticità sanitarie simultanee. L’attenzione è concentrata in primo luogo su un anomalo picco di infezioni da Cyclospora, parassita responsabile della ciclosporiasi, malattia che provoca forme severe di diarrea. L’infezione ha fatto registrare l’epidemia più estesa finora rilevata per questo patogeno, con i primi due decessi segnalati in Michigan in pazienti con patologie pregresse significative.  

Benché i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) precisino che la malattia non è di per sé letale, la situazione si presenta delicata: i focolai sono stati inizialmente collegati alla lattuga distribuita nei ristoranti Taco Bell e fornita da Taylor Farms dal Messico centrale. Le indagini suggeriscono un potenziale allargamento del problema a 15 Stati complessivi (dopo Illinois, Indiana, Kansas, Kentucky, Michigan, Ohio, Oklahoma, Pennsylvania e Virginia Occidentale, i casi sono stati ricondotti alla stessa origine anche in Arkansas, Iowa, Missouri, Nebraska, New Hampshire e Carolina del Nord). L’allarme ha travalicato i confini americani: l’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria (UKHSA) ha infatti emesso un alert relativo a un forte aumento di infezioni da Cyclospora anche tra i viaggiatori di ritorno dal Messico. 

Parallelamente, si registra il prepotente ritorno del morbillo. Secondo i dati aggiornati al 30 luglio diffusi dai CDC, nel 2026 i contagi negli Usa hanno superato quota 2.370 in 45 giurisdizioni, con 37 focolai attivi, segnando il dato più alto degli ultimi 35 anni e superando il picco di 2.289 casi del 2025. Nel biennio più recente sono stati contabilizzati più casi rispetto a tutto il resto del XXI secolo messo insieme, mettendo a rischio lo status di eradicazione della malattia ottenuto nel 2000. Il 93% dei pazienti colpiti quest’anno non risulta vaccinato. In questo contesto, il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha esortato i genitori a vaccinare i propri figli durante un’intervista alla Cnn. 

In Florida continua inoltre il monitoraggio della lebbra. Pur rimanendo un’infezione rara, i dati statali evidenziano 17 casi segnalati dall’inizio dell’anno fino all’8 luglio, dopo un 2025 che aveva toccato il picco di 36 diagnosi (sulle 174 totali registrate negli Usa). L’aumento si concentra soprattutto nel corridoio della Interstate 4 nella Florida centrale (con oltre il 50% dei casi ripartiti tra le contee di Brevard, Lake, St. Johns e Volusia), area nota per la presenza dell’armadillo a nove fasce, animale serbatoio del batterio. 

Spostando lo sguardo sul continente asiatico, in Cina si osserva una ripresa della circolazione di SARS-CoV-2. Nel mese di luglio, la patologia è tornata per la prima volta quest’anno al primo posto tra le sindromi simili-influenzali. I dati diffusi nel Paese indicano che nella settimana dal 13 al 19 luglio il tasso di positività ai test sui pazienti sintomatici ha raggiunto il 16,3%, per poi salire al 20,3% nella settimana successiva, con una maggiore incidenza nelle province meridionali e nella fascia d’età tra i 15 e i 59 anni. Il Chinese Center for Disease Control and Prevention ha comunque precisato che l’attività virale si attesta su livelli moderati, sostenuta dalla variante NB.1.8.1, e che la maggioranza dei casi presenta decorso lieve. 

Sul fronte delle malattie trasmesse da vettori, lo Sri Lanka sta affrontando un’intensa stagione di trasmissione della Dengue, con il picco mensile di 29.980 contagi toccato a luglio e un totale annuo che ha raggiunto gli 86.000 casi e 62 decessi. In Nepal, dove la trasmissione tende ad aumentare durante e dopo la stagione dei monsoni, le autorità hanno rilevato 2.025 casi confermati e 2 decessi in 72 dei 77 distretti del Paese, avviando una campagna trimestrale di contrasto alle zanzare. 

L’allerta di maggiore gravità a livello internazionale è attiva in Africa, dove la Repubblica Democratica del Congo è colpita da metà maggio da una vasta epidemia di Ebola sostenuta dal virus Bundibugyo, con sconfinamenti registrati anche nel vicino Uganda. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’evento un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. 

I dati aggiornati al 3 agosto indicano un totale di 3.874 casi confermati e 1.751 decessi distribuiti nelle cinque province interessate (Haut-Uélé, Ituri — principale epicentro —, Nord-Kivu, Sud-Kivu e Tshopo). Con 717 pazienti attualmente ricoverati o in isolamento e 749 guariti dall’inizio dell’epidemia, il tasso di mortalità è stimato al 45,1%, mentre le attività di tracciamento dei contatti hanno raggiunto una quota del 78,4%.