Ridurre la differenza tra età biologica ed età anagrafica potrebbe essere associato a una migliore salute del cervello e a un minor rischio di ictus. L’età biologica rappresenta una stima dello stato di salute dell’organismo basata su indicatori fisiologici e metabolici e può differire dall’età anagrafica. Un’analisi condotta su 258.169 persone ha utilizzato 18 biomarcatori del sangue, tra cui colesterolo, volume medio dei globuli rossi e conteggio dei globuli bianchi, per stimare l’età biologica. In un sottogruppo sono stati inoltre effettuati test cognitivi e scansioni cerebrali per individuare eventuali segni di danno neurologico. All’inizio, i partecipanti avevano in media 54 anni d’età biologica e 56 anni d’età anagrafica. Sei anni dopo, i valori erano rispettivamente di 58 e 62 anni. Nel corso di circa dieci anni di osservazione, le persone con un’età biologica superiore a quella anagrafica hanno mostrato maggiori alterazioni nelle scansioni cerebrali, prestazioni inferiori nei test di memoria e capacità cognitive e un rischio di ictus superiore del 41% rispetto a chi aveva un’età biologica più giovane o simile a quella cronologica. Particolare attenzione è stata rivolta al cosiddetto biological age gap, ovvero la differenza tra età biologica ed età anagrafica. Chi era riuscito a ridurre questo divario nell’arco di sei anni presentava un rischio di ictus inferiore del 23% rispetto a chi non aveva registrato miglioramenti. Queste persone mostravano inoltre minori segni di danno cerebrale.