GENOVA - Dopo tre giorni di sciopero e presidio, i lavoratori dello stabilimento genovese ex Ilva di Cornigliano hanno ottenuto un accordo con i commissari straordinari. Una delegazione è entrata in prefettura, costringendo alla convocazione immediata di un vertice tra commissari e sindacati nazionali. Al termine dell’incontro, firmato il documento, gli operai hanno tolto il presidio e scortato i mezzi pesanti verso la fabbrica: “Si torna a lavorare”.

Il testo garantisce che le linee di zincato, decapato e banda stagnata proseguono fino a fine novembre 2026 con le maestranze in servizio. Parallelamente sono in corso trattative per la laminazione conto terzi: verranno assicurati 35.000 tonnellate mensili di coils (25.000 per zincato e decapato, 10.000 per banda stagnata), con richiamo del personale dalla Cigs a partire dall’11 gennaio 2027. Tra fine novembre e l’avvio dei nuovi contratti ci sarà solo una sospensione tecnica temporanea di alcune settimane, analoga a quella prevista a Taranto per le festività. “Non si tratta di una chiusura”, precisano i commissari.

Armando Palombo (Rsu Fiom) ha parlato di risultato ottenuto con una “forzatura” dopo l’occupazione del palazzo del governo: “Il problema è momentaneamente risolto. Facciamo un Natale tranquillo”. Il segretario genovese della Fiom, Stefano Bonazzi, ha invitato alla cautela (“il diavolo sta nei dettagli”), mentre lo storico Franco Grondona ha definito l’esito “una grande vittoria” di una fabbrica unita.

I commissari hanno esteso le rassicurazioni a Taranto e Novi Ligure: entrambi gli stabilimenti non chiudono e continueranno a produrre nei prossimi mesi, con richiami dalla cassa integrazione e piani di continuità. A Taranto sono già stati sottoscritti ordini per circa 365.000 tonnellate di bramme in conto terzi. La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha riconosciuto il merito della lotta degli operai, ma ha ricordato che “la partita è ancora lunga” e che serve arrivare al più presto alla vendita del gruppo e a un rilancio industriale sostenibile.

La mobilitazione era scattata perché il decreto del governo, con i 41 milioni per tenere gli altoforni in preriscaldo in attesa della sentenza della Cassazione del 20 ottobre, non bastava ai sindacati (Fim, Fiom, Uilm, Usb). La premier Giorgia Meloni ha ribadito in Senato l’impegno a salvare “la più grande acciaieria d’Europa” e a dare continuità alla produzione d’acciaio in Italia.