BUENOS AIRES - Il 2 giugno 2026 ricorre l’80° anniversario del referendum istituzionale del 1946, quando gli italiani furono chiamati alle urne per decidere la forma di governo della nazione all’indomani della Seconda guerra mondiale e della caduta del fascismo.
A ricordare il significato storico di quella consultazione sono le professoresse Laura e María Lara Martínez, docenti universitarie accreditate Aneca (un’agenzia spagnola di accreditamento dei titoli di studio) e note divulgatrici di storia europea. Questa settimana dedicheranno una riflessione speciale alla Festa della Repubblica nel programma radiofonico Eco Siciliano con le Regioni d’Italia, trasmesso da Radio Nacional Argentina LT14 Paraná AM1260.
Per l’occasione, hanno condiviso un breve saggio alla comunità italiana in Argentina, nel quale anticipano i temi che traterrano nel programma di questa domenica.
Le studiose invitano a considerare il 2 giugno non soltanto come una ricorrenza commemorativa, ma come un’occasione per riflettere sul valore della democrazia nel presente. “A meno di un anno dalla fine della Seconda guerra mondiale – spiegano – gli italiani furono chiamati a scegliere il modello di Stato ritenuto più adatto per il futuro del Paese”.
Un momento cruciale, se si considera che il conflitto aveva causato circa 500mila vittime tra militari e civili.
Nel loro intervento, Laura e María Lara ripercorrono il lungo cammino storico dell’Italia, dalle origini di Roma nel 753 a.C. fino all’età contemporanea. Nel corso dei secoli dell’età antica, la penisola conobbe differenti forme di governo: la Monarchia, la Repubblica e infine l’Impero romano, che diffuse in Europa, Africa e Asia non soltanto il proprio potere politico e militare, ma anche la lingua, il diritto, l’ingegneria e la cultura.
Particolare attenzione viene dedicata all’eredità del latino, da cui derivano le principali lingue romanze moderne. Con oltre un miliardo di parlanti nel mondo, queste lingue rappresentano ancora oggi una delle più importanti famiglie linguistiche del pianeta e costituiscono un elemento fondamentale del patrimonio culturale condiviso.
Le storiche ricordano inoltre le trasformazioni che seguirono alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C., quando il potere passò progressivamente ai popoli germanici. Un passaggio spesso semplificato dalla storiografia tradizionale, ma che fu in realtà caratterizzato da complessi processi di integrazione culturale e religiosa.
“L'Italia rimase durante il Medioevo e l'Età Moderna atomizzata in un mosaico di poteri, con repubbliche marinare, città-Stato indipendenti e regni feudali, avendo come sfondo le dispute tra il Sacro Romano Impero Germanico e il Papato”, spiegano le due storiche.
“Nel 1861 l’Italia si unificò e, dopo aver vissuto 85 anni di monarchia sotto il governo dei Savoia, il Regno giunse alla sua fine il 2 giugno 1946 mediante un referendum istituzionale, nel quale gli italiani decisero di instaurare l’attuale Repubblica con il 54,26% dei voti a favore di questa opzione.”
Laura e María Lara Martínez sostengono che questa scelta istituzionale è frutto di una consapevolezza maturata dopo le tragedie del Novecento. Gli orrori delle due guerre mondiali, che causarono milioni di vittime e devastarono intere nazioni, segnarono infatti un punto di svolta nella coscienza dei popoli occidentali. Da quelle macerie emerse con forza l'esigenza che i governi fossero realmente espressione della volontà dei cittadini che avevano pagato il prezzo più alto della guerra, in termini di vite umane, sofferenze e privazioni.
Le accademiche citano il poema Aspettando i barbari, del poeta greco-egiziano Costantino Kavafis (1863-1933). Nel dialogo immaginario tra i cittadini e i governanti di una città in declino, il poeta descrive una società che rinuncia progressivamente alla propria responsabilità politica, nell'attesa che siano altri a decidere il suo destino.
I gesti istituzionali che ogni 2 giugno scandiscono la Festa della Repubblica — l’alzabandiera, l’omaggio al Milite Ignoto, la parata lungo i Fori Imperiali e il sorvolo delle Frecce Tricolori — non sono quindi semplici rituali commemorativi. Essi rappresentano l’espressione concreta di quella presa di coscienza democratica maturata dopo le tragedie del secolo scorso.