WASHINGTON - Il fondatore di Microsoft, Bill Gates, è stato ascoltato oggi a porte chiuse di fronte alla commissione di Vigilanza della Camera degli Stati Uniti, nell’ambito dell’inchiesta parlamentare che fa seguito alla pubblicazione di milioni di fascicoli del Dipartimento di Giustizia sul caso di Jeffrey Epstein.  

Nei documenti, rilasciati nei mesi scorsi, il nome del miliardario di Seattle viene menzionato centinaia di volte attraverso email, registrazioni di calendari e fotografie che attestano riunioni, pranzi e telefonate.

Il presidente della commissione, il deputato repubblicano James Comer, ha richiesto formalmente la testimonianza di Gates proprio a causa della sua frequente menzione in questo considerevole corpus di atti.

I faldoni delineano una rete che include figure di elevato potere nei settori della tecnologia, della finanza e della politica. Personalità che hanno tutte negato qualsiasi coinvolgimento nei crimini attribuiti al finanziere, sebbene alcune abbiano mantenuto relazioni con lui anche dopo l’emergere pubblico degli abusi. 

Nessuna accusa formale di illecito è mai stata emessa nei confronti di Gates, che ha aperto la sua deposizione con una netta smentita: “Non ho mai assistito o avuto indizi del fatto che Epstein fosse coinvolto in condotte criminali. Non sono mai andato nella sua isola, nel suo ranch o nella sua casa in Florida. Non ho mai avuto comportamenti che hanno reso qualcuno vittima”. 

Davanti ai deputati statunitense, il settantenne fondatore di Microsoft ha affrontato uno dei nodi più delicati della vicenda: i tentativi di ricatto subiti da parte di Epstein, il quale era venuto a conoscenza di dettagli privati relativi al suo matrimonio con l’ex moglie Melinda.

“Epstein era venuto a conoscenza di informazioni sulla mia vita personale, compreso il fatto che ero stato infedele a mia moglie. Queste relazioni non hanno niente a che vedere con le mie interazioni con Epstein, ma sono state dolorose per la mia famiglia”, ha spiegato Gates, aggiungendo che il finanziere cercò in vari modi di “avere una relazione personale, ma io non sono stato mai interessato”. 

Secondo la deposizione (ottenuta dalla Cnn), Epstein cercò senza successo di usare le informazioni sulle infedeltà di Gates, “insieme a molte bugie aggiunte”, per spingerlo a riprendere i contatti dopo che questi erano stati interrotti definitivamente nel dicembre del 2014. 

L’ammissione sulle infedeltà coniugali si collega a due controverse bozze di email che Epstein aveva inviato a sé stesso nel 2013, contenute nei file del Dipartimento di Giustizia. Nel primo messaggio, il finanziere sosteneva di aver organizzato incontri extraconiugali per Gates, di averlo aiutato a reperire farmaci per nascondere alla moglie malattie veneree contratte con “ragazze russe” e donne sposate, e affermava che il fondatore di Microsoft gli avesse chiesto dell’Adderall (uno stimolante anfetaminico) per i tornei di bridge.  

Nella seconda email, Epstein descriveva un Gates in lacrime, che lo supplicava di cancellare i messaggi in cui chiedeva antibiotici da dare in segreto a Melinda per evitare il contagio, oltre a dettagli espliciti sulle proprie parti intime. 

Non vi è alcuna prova che tali messaggi siano mai stati inviati a Gates o a terzi, né esiste alcun elemento che ne attesti la veridicità. Già all’epoca della diffusione dei fascicoli, i legali del miliardario avevano replicato definendo tali affermazioni “del tutto assurde e completamente false”, spiegando che dimostravano unicamente la frustrazione di Epstein per la fine dei contatti e l’intenzione di diffamare Gates a scopo di estorsione. 

Le relazioni professionali tra i due hanno avuto inizio nel 2011, tre anni dopo che Epstein aveva patteggiato 18 mesi di carcere in Florida per reati legati alla prostituzione minorile. Già lo scorso febbraio, in un’intervista televisiva, Gates aveva provato a ridimensionare il rapporto dichiarando: “È un fatto che sono stato solo a cena con lui, non sono mai stato sull’isola, non ho mai incontrato donne”. I documenti confermano che Epstein invitò Gates sulla sua isola privata nel 2014, ma non vi è traccia di un’accettazione. 

Di fronte alla Commissione della Camera, Gates ha ricostruito l’inizio dei contatti, spiegando che nel 2011 gli era stato promesso che Epstein avrebbe potuto raccogliere miliardi di dollari per le campagne di salute globale della Fondazione Gates. Il miliardario ha ammesso la propria leggerezza nel non aver approfondito il passato del finanziere: “Mi ricordo che ero al corrente del fatto che avesse avuto problemi legale in precedenza, ma non avevo pienamente realizzato il tipo di crimini che aveva commesso ed ho accettato che mi venisse presentato senza fare i controlli che avrei dovuto fare”. 

Gates ha quindi ribadito che i loro incontri erano finalizzati esclusivamente a tematiche filantropiche, concludendo la sua testimonianza con un’ammissione di responsabilità: “Non avrei mai dovuto incontrare Epstein”, definendo l’intera associazione con l’imprenditore come “un grave errore di valutazione”. 

Jeffrey Epstein era stato formalmente incriminato nel luglio 2019 con l’accusa di aver costituito, tra il 2002 e il 2005, una vasta rete di ragazze minorenni (alcune di appena 14 anni) finalizzata al traffico sessuale e all’abuso. In attesa del processo, l’uomo si è suicidato in carcere nell’agosto dello stesso anno.