ANKARA – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha trasformato il summit della Nato ad Ankara in un suo show personale, in cui prima ha drammatizzato, attaccando con metodo sia l’Alleanza che gli alleati, specie quelli che osano resistergli, come la Danimarca che non intende cedergli la Groenlandia, e come la Spagna, che si ostina a non voler spendere per la difesa quanto lui vorrebbe. Poi però, in netta contraddizione con i toni e gli argomenti usati martedì e ancora mercoledì mattina, il lieto fine: il Presidente ha parlato di “molta unità” e addirittura di “immenso amore” tra i 32 alleati.

Per il presidente Usa, che ha passato le ore precedenti a strapazzare sia la Nato nel suo complesso che gli alleati, specialmente alcuni, e tra questi anche l’Italia, il summit è stato un “grande successo”. Ha anche espresso rammarico perché la stampa non ha potuto assistere ai lavori, che si tengono a porte chiuse. Ha lodato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e lo stesso segretario generale Mark Rutte, che, ha sottolineato, ha fatto “un grande lavoro, è un fantastico unificatore”.

Sul piano dei risultati politico-diplomatici, ad Ankara i leader dei 32 Paesi Nato sono tornati ad approvare una dichiarazione sintetica come quella del vertice dell’Aia dello scorso anno, che era di circa 400 parole, confermando il distacco dai lunghi comunicati di Madrid (2022), Vilnius (2023) e Washington (2024), che affrontavano nel dettaglio tutti i principali dossier dell’Alleanza.

Il testo riafferma l’impegno “ferreo” alla difesa collettiva prevista dall’Articolo 5 del Trattato di Washington: “Un attacco contro uno è un attacco contro tutti”. I leader confermano inoltre l’approccio “a 360 gradi” alla deterrenza e alla difesa, ribadendo la necessità di rispondere alle minacce provenienti da tutti i quadranti strategici e in tutti i domini operativi: dal fronte orientale con la Russia a quello meridionale, fino all’Artico e al Nord Atlantico, oltre che nello spazio, nel cyberspazio e contro minacce ibride e terrorismo.

Rispetto all’Aia torna inoltre una definizione esplicita della Russia come “minaccia di lungo termine alla sicurezza e alla stabilità euro-atlantica”. Gli Alleati ricordano che nel 2025 europei e Canada hanno aumentato gli investimenti nella difesa di oltre 139 miliardi di dollari e annunciano “oltre 50 miliardi di dollari di nuovi programmi di acquisizione”. “Stiamo costruendo il futuro: un’Europa più forte in una Nato più forte”, si legge nel documento, che sottolinea il crescente ruolo assunto dagli Alleati europei. 

Tra le novità figurano anche il riferimento a un “transatlantic warfighting cloud interoperabile” e all’impiego di “potenti modelli di intelligenza artificiale”.

I leader confermano il loro “incrollabile sostegno” a Kiev e formalizzano un impegno complessivo di 70 miliardi di euro tra equipaggiamenti, assistenza e addestramento nel 2026, con l’obiettivo di mantenere almeno lo stesso livello anche nel 2027. La cifra, tuttavia, comprende anche impegni già annunciati, tra cui il prestito pluriennale dell’Ue e i contributi bilaterali degli Alleati.

Rispetto alla dichiarazione dell’Aia ricompare un riferimento all’Iran: la Nato afferma che Teheran “non deve mai dotarsi di un’arma nucleare” e la invita a rispettare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Restano invece assenti i riferimenti a un futuro ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza e alla Cina, entrambi presenti nelle dichiarazioni dei precedenti summit.

Il documento non indica sede e data del prossimo summit. A farlo è stato il segretario generale Mark Rutte, annunciando che il prossimo vertice si terrà in Albania, senza però precisare quando. Una scelta che potrebbe segnare una discontinuità rispetto alla prassi, consolidatasi negli ultimi anni, di convocare un vertice dei leader della Nato con cadenza annuale.