WASHINGTON - Donald Trump ha rimosso i tre membri, lasciando senza commissari l’organismo federale indipendente che fornisce assistenza tecnica e amministrativa ai funzionari elettorali negli Stati Uniti.
La commissione, composta formalmente da quattro membri e strutturata su base bipartisan, era già scesa a tre dopo l’uscita di un commissario ad aprile. Gli ultimi componenti sono stati costretti a lasciare con differenti modalità: un nominato Repubblicano si è dimesso, mentre i due commissari Democratici sono stati licenziati tramite una email inviata dal White House Presidential Personnel Office, secondo fonti citate da Reuters.
Il messaggio, visionato dall’agenzia, comunicava la cessazione immediata dell’incarico “per conto del presidente Donald J. Trump” e ringraziava i destinatari per il servizio prestato. La Casa Bianca ha confermato le rimozioni.
Un funzionario dell’amministrazione ha sostenuto che il presidente, in quanto capo dell’esecutivo, conserva il diritto di rimuovere persone non pienamente allineate con l’obiettivo di proteggere le elezioni americane e garantire che ogni voto legale venga contato. La Casa Bianca ha richiamato una recente decisione della Corte Suprema, che ha ampliato il potere presidenziale di licenziare membri di agenzie indipendenti.
Il procedimento giunge mentre Trump spinge per un maggiore intervento federale nei processi di voto, tradizionalmente gestiti dagli Stati, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. L’amministrazione sostiene di lavorare con agenzie e partner locali per proteggere le consultazioni da frodi e abusi.
La Election Assistance Commission fu istituita dal Congresso nel 2002 con l’Help America Vote Act. Il suo ruolo include la raccolta e diffusione di informazioni sull’amministrazione elettorale, l’accreditamento dei laboratori di test, la certificazione dei sistemi di voto e la gestione del modulo nazionale per la registrazione degli elettori via posta, previsto dal National Voter Registration Act del 1993.
Per legge, i quattro commissari sono nominati dal presidente, devono essere divisi equamente tra Democratici e Repubblicani e necessitano della conferma del Senato. L’azzeramento dell’organismo apre quindi un nuovo fronte politico e istituzionale sul controllo dell’infrastruttura elettorale.
Le rimozioni fanno seguito alle le pressioni di Trump e di alti funzionari dell’amministrazione per modificare le regole sul voto per posta prima delle midterm. Si inseriscono anche nel quadro delle indagini e delle rivendicazioni sul risultato del 2020, quando Trump perse contro Joe Biden. Nel suo secondo mandato, il presidente ha continuato ad affermare che quelle elezioni siano state truccate.
Il senatore Democratico Mark Warner ha definito la decisione un passo straordinario, capace di preoccupare ogni americano “a prescindere dal partito”. Secondo Warner, rimuovere tutti i commissari rimasti a pochi mesi dal voto richiede una spiegazione immediata e solleva timori di interferenza politica nelle istituzioni che sostengono le elezioni.