ROMA - Sono almeno 24 gli attivisti italiani fermati nella notte dalla Marina israeliana, durante l’intercettazione della Global Sumud Flotilla, il convoglio di imbarcazioni diretto verso Gaza con aiuti umanitari.
Il blitz è avvenuto al largo di Creta, in acque internazionali, e ha coinvolto complessivamente circa 175 persone a bordo di oltre 20 barche.
Secondo quanto ricostruito, gli attivisti italiani fanno parte di un gruppo più ampio di circa 57 connazionali che partecipava alla missione. Alcuni di loro sono stati trasferiti su navi militari israeliane e sarebbero in viaggio verso il porto di Ashdod, in Israele, e potrebbero essere espulsi dal Paese nelle prossime ore o giorni.
Il caso ha immediatamente acceso lo scontro politico in Italia, a partire dal governo, che ha condannato il fermo delle imbarcazioni, definendolo “un sequestro avvenuto in acque internazionali” e ha chiesto a Israele la “immediata liberazione di tutti gli italiani illegalmente fermati”, oltre a garanzie sulla loro incolumità.
La premier ha convocato una riunione con il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il sottosegretario Alfredo Mantovano, mentre la Farnesina segue la vicenda attraverso i canali diplomatici.
Tajani ha ribadito la necessità di tutelare i cittadini italiani coinvolti, mentre da Bruxelles è arrivato un appello al rispetto del diritto internazionale e della libertà di navigazione da parte di Tel Aviv.
Molto più dure le reazioni delle opposizioni. In Parlamento è stata chiesta un’informativa urgente dell’esecutivo, con esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra e del Partito Democratico hanno parlato di “atto di pirateria internazionale” e di violazione del diritto marittimo, e anche il Movimento 5 Stelle ha definito quanto accaduto “un’azione aberrante”.
Le organizzazioni legate alla missione hanno denunciato un intervento armato contro civili disarmati, sostenendo che le imbarcazioni sono state circondate e abbordate a centinaia di chilometri da Gaza.
In una nota, il movimento sostiene anche che i militari israeliani, dopo l’abbordaggio, “hanno distrutto i motori e i sistemi di navigazione, lasciando intenzionalmente centinaia di civili alla deriva su imbarcazioni danneggiate e senza energia, proprio sulla traiettoria di una violenta tempesta in arrivo”. Sempre secondo gli attivisti, le comunicazioni con diverse barche sarebbero state interrotte, compromettendo anche la possibilità di coordinarsi o chiedere aiuto.
Intanto in diverse città italiane sono stati convocati presidi e manifestazioni di solidarietà con gli attivisti fermati. A Roma è previsto un appuntamento al Colosseo, mentre la mobilitazione è stata annunciata come “permanente” da parte delle associazioni coinvolte.