ROMA - “Direi che nello sport, oggi, non c’è una mentalità che metta gli atleti al primo posto. Per questo motivo si crea molta vulnerabilità”. Così il velocista statunitense e campione olimpico nei 100 metri piani a Parigi 2024, Noah Lyles, a margine della conferenza stampa di vigilia del Golden Gala Pietro Mennea, rispondendo a una domanda sull’eliminazione al secondo turno del Roland Garros di Jannik Sinner in una partita condizionata dai problemi fisici accusati dal numero 1 del tennis mondiale.

“Non ho seguito il Roland Garros - ha spiegato -. Ero negli Stati Uniti, quindi lì era molto presto al mattino. Quando si giocava, di solito stavo andando ad allenarmi”.

Poi ha raccontato un recente episodio: “Proprio ieri eravamo ad allenarci e c’erano persone che arrivavano fino alla pista. Se non ci fosse stata la sicurezza, avrebbero potuto facilmente scavalcare la transenna e provare a interrompere i nostri allenamenti. Bisogna capire che sono al lavoro. Io non verrei al lavoro di un altro a interromperlo mentre sta cercando di lavorare e rispettare una scadenza. Anche se è bello vedere la passione, c’è un tempo e un luogo per ogni cosa. Sono proprio cose come questa - ha aggiunto - a mostrare che non c’è una mentalità che metta l’atleta al primo posto”.

Poi ha concluso: “Penso che, a causa di questo processo mentale e di questo modo di pensare, che va avanti ormai da decenni, si siano create molte situazioni in cui gli atleti non sono a loro agio. La depressione può insediarsi facilmente. Un grande momento può arrivare e sparire altrettanto in fretta, e purtroppo gli atleti restano vulnerabili, perché non hanno quella sicurezza, quella protezione, quell’amore e quel sostegno di cui hanno davvero bisogno”.